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	<title>Lettere alla scuola Archivi &ndash; MenteDidattica</title>
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	<description>Insegnare Didatticamente</description>
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	<title>Lettere alla scuola Archivi &ndash; MenteDidattica</title>
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		<title>Sono un&#8217;insegnante, non sono una burocrate</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa Montone]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Feb 2021 19:28:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lettere alla scuola]]></category>
		<category><![CDATA[burocrazia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Mi piace partire dalla semantica, da ciò che dà senso e valore alla parola. SCUOLA deriva dal greco&#160;σχολή&#160;(scholè),&#160;che inizialmente indicava l&#8217;ozio, il riposo, l&#8217;occupare piacevolmente il tempo libero e solo ... </p>
<p class="read-more-container"><a title="Sono un&#8217;insegnante, non sono una burocrate" class="read-more button" href="https://www.mentedidattica.it/sono-uninsegnante-non-sono-una-burocrate/#more-478">Leggi tutto<span class="screen-reader-text">Sono un&#8217;insegnante, non sono una burocrate</span></a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">Mi piace partire dalla semantica, da ciò che dà senso e valore alla parola.</p>



<p>SCUOLA deriva dal greco&nbsp;<strong><em>σχολή</em></strong>&nbsp;(<em>scholè</em>)<em>,</em>&nbsp;che inizialmente indicava l&#8217;ozio, il riposo, l&#8217;occupare piacevolmente il tempo libero e solo in seguito è passata ad indicare la discussione e la lezione, e il luogo in cui questa veniva tenuta.</p>



<p>La&nbsp;<strong><em>scholè</em></strong>&nbsp;era proprio il tempo in cui ci&nbsp;si riposava dalle fatiche della vita quotidiana per dedicarsi allo studio e al ragionamento.&nbsp;Nel corso dei secoli il significato si è esteso a indicare il “luogo in cui trascorrere il tempo libero”, cioè&nbsp;il posto in cui si tenevano discussioni filosofiche o scientifiche, che appunto i sapienti praticavano durante il loro tempo libero. Da lì poi divenne il luogo in cui&nbsp;ci si poteva istruire, ascoltandoli.</p>



<p>La radice profonda di questa parola, il senso vero che attraversa i millenni è proprio “<em>il tempo libero</em>” e non libero perché vuoto, ma perché &#8211; dall&#8217;infanzia all&#8217;università &#8211; matura le coscienze, spalanca, attraverso la conoscenza, le porte alla vita autentica, priva di servaggi e di catene.</p>



<p>Ma oggi dov’è finito tutto questo? Cos’è rimasto di questo spazio libero in cui dedicarsi all’esercizio del pensiero e del ragionamento <strong>se tutto è solo burocrazia?</strong></p>



<div class="wp-block-image is-style-default"><figure class="aligncenter size-large"><img decoding="async" width="720" height="915" src="https://www.mentedidattica.it/wp-content/uploads/2021/02/insegnante-burocrate-paideia.jpg" alt="insegnante burocrate paideia" class="wp-image-483" srcset="https://www.mentedidattica.it/wp-content/uploads/2021/02/insegnante-burocrate-paideia.jpg 720w, https://www.mentedidattica.it/wp-content/uploads/2021/02/insegnante-burocrate-paideia-236x300.jpg 236w, https://www.mentedidattica.it/wp-content/uploads/2021/02/insegnante-burocrate-paideia-118x150.jpg 118w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></figure></div>



<p>Come si può promuovere la maturazione delle coscienze se tutto viene imbrigliato in griglie e schede e rubriche dove quello che conta sono la parcellizzazione, la frammentazione, la suddivisione di saperi formalizzati e pensieri uniformati?</p>



<p>Come si possono sviluppare pensiero critico, creatività, promozione di quei talenti personali ed individuali che ci rendono unici ed irripetibili, se tutti dobbiamo uniformarci nei metodi, nei mezzi e nei contenuti?</p>



<p>Sono decenni ormai che si cerca di spingere in una direzione assurda che vuole fare della scuola un’azienda ed ecco di nuovo a venirci incontro la semantica: sono spariti il direttore didattico ed il preside, oggi c’è il dirigente; sono spariti gli asili (che nella loro radice avevano l’auxilium, l’aiuto), che non sono più neanche scuola materna, ma semplicemente scuola dell’infanzia (e se non fosse chiaro cosa ciò comporta ve lo esplicito: non conta più cosa questa scuola, questo spazio si propone di fare e come lo vuole fare, ma si sposta l’attenzione sull’utente, sul “consumatore”); è sparita la scuola elementare, dove appunto si acquisivano le basi gli elementi di partenza, e al suo posto abbiamo la primaria, il primo stadio di una serie; sono sparite anche le medie (la scuola che sta nel mezzo tra l’infanzia e la giovinezza, tra le basi del sapere e le conoscenze superiori) e hanno ceduto il posto alla secondaria, beh ovvio il secondo stadio, ma poiché pareva strano poi trasformare le scuole superiori (quelle del sapere superiore, della conoscenza che si approfondisce e si affina) in scuola terziaria, dal momento che sono il terzo stadio, ecco che allora hanno aggiunto i gradi primo e secondo!</p>



<p>E ci son tanti che son convinti che tutto ciò sia stato una riforma!</p>



<p>In effetti è così,<strong> la scuola è stata ri-formata</strong>, ma nel senso che le è stata data una forma diversa che l’ha snaturata.</p>



<p>Oggi la scuola non è più quel luogo in cui docenti e discenti si incontrano, in cui insegnanti e allievi insegnano (in signum, lascio il segno) e imparano (acquisiscono conoscenze e capacità con lo studio e l’esercizio); oggi l’insegnante è ridotto sempre più a mero <strong>impiegatuccio esecutore di ordini</strong> e applicatore di sistemi didattici preconfezionati, in cui i mezzi diventano essi stessi l’unico contenuto della didattica. E gli alunni, in barba alla sbandierata centralità dello studente, diventano anch’essi semplici esecutori. Anch’essi, come gli insegnanti, mere rotelle di un ingranaggio di charlottiana memoria.</p>



<div class="wp-block-image is-style-default"><figure class="aligncenter size-large"><img decoding="async" loading="lazy" width="1024" height="576" src="https://www.mentedidattica.it/wp-content/uploads/2021/02/cattedra-1024x576.jpg" alt="cattedra" class="wp-image-484" srcset="https://www.mentedidattica.it/wp-content/uploads/2021/02/cattedra-1024x576.jpg 1024w, https://www.mentedidattica.it/wp-content/uploads/2021/02/cattedra-300x169.jpg 300w, https://www.mentedidattica.it/wp-content/uploads/2021/02/cattedra-150x84.jpg 150w, https://www.mentedidattica.it/wp-content/uploads/2021/02/cattedra-768x432.jpg 768w, https://www.mentedidattica.it/wp-content/uploads/2021/02/cattedra.jpg 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></div>



<p>Dov’è finito l’insegnante professionista con il compito e la capacità di portare avanti un progetto culturale ed educativo, l’insegnante intellettuale capace di interessare e appassionare, l’insegnante depositario di conoscenze da offrire ai discenti? Non è più questo che la scuola di oggi gli chiede, e non c’entra l’emergenza sanitaria, questa sta diventando solo un mezzo per accelerare un processo in atto da lungo tempo. Sono anni ormai che la scuola è fatta di sigle ed acronimi (POF, PTOF, PIA, PAI, PDP, PEI, UDA, TIC, DSA, BES, ADHD, GLHI, GLHO …), che nascondono il vuoto di una burocrazia sempre più invadente ed invasiva, e di anglicismi (middle management,<em>&nbsp;</em><em>problem solving,&nbsp;Integrated Learning, tutor, co-teaching …)&nbsp;</em>che non fanno altro che confondere le idee&nbsp;e rendere tutto meno chiaro ed esplicito.<em></em></p>



<p>E passiamo ora al secondo termine lo studio.</p>



<p>STUDIO deriva dal latino&nbsp;<em><strong>studium</strong></em>: applicazione, zelo, amore, passione…; connesso con il verbo latino&nbsp;<em>studere:</em>&nbsp;applicarsi a, dedicarsi a, studiare, desiderare.</p>



<p>E se lo studio è amore, studiare vuol dire amare, amare il sapere, la conoscenza, desiderare di imparare.</p>



<p>Quando si studia, come recitano i dizionari, si fa oggetto di applicazione mentale costante e metodico una disciplina, un argomento, un’arte o una tecnica al fine di apprenderla, valendosi del sussidio di libri o di altri strumenti, spesso sotto la guida di un insegnante.</p>



<p>Ci sono tutti i nuclei fondamentali che hanno caratterizzato l’etimo latino: la passione, l’assiduità, l’applicazione, la pratica, la dedizione profonda, il desiderio di imparare.</p>



<p>Il tutto finalizzato alla conoscenza.</p>



<p>Non trovo alcun accenno, in tutto questo, a <strong>competenza</strong>, parola usata ed abusata nella scuola oggi!</p>



<p>Si diventa competenti vivendo, con il tempo e nel tempo, non è la scuola che dà le competenze, la scuola fornisce gli strumenti, le conoscenze, i metodi per sviluppare competenze.</p>



<p>A scuola ai nostri alunni dobbiamo chiedere lo studio se vogliamo contribuire davvero alla loro formazione, alla loro crescita, alla loro educazione e non la mera esecuzione di compiti, né solo prestazioni finalizzate. Così facendo non credo diamo il nostro contributo perché diventino uomini e donne completi, al massimo addestriamo soldatini, bravi esecutori, impeccabili servitori, non di certo spiriti liberi e capaci di immaginare nuovi e migliori futuri.</p>



<p>L’unica accezione in cui potrei accettare a scuola la parola competenza è ancora una volta nel suo significato etimologico da<em> cum-petere</em> e dunque nel significato di chiedere insieme, convergere verso un medesimo obbiettivo, ma nulla di tutto questo è rimasto nelle competenze che dovremmo far acquisire ai nostri alunni.</p>



<p>Nulla è rimasto del suo aspetto collaborativo, anzi io miro ad essere più competente di te e dunque a superarti. E così anche le competenze diventano competizione.</p>



<div class="wp-block-image is-style-default"><figure class="aligncenter size-large"><img decoding="async" loading="lazy" width="1024" height="683" src="https://www.mentedidattica.it/wp-content/uploads/2021/02/studenti-in-competizione-1024x683.jpg" alt="studenti in competizione" class="wp-image-485" srcset="https://www.mentedidattica.it/wp-content/uploads/2021/02/studenti-in-competizione-1024x683.jpg 1024w, https://www.mentedidattica.it/wp-content/uploads/2021/02/studenti-in-competizione-300x200.jpg 300w, https://www.mentedidattica.it/wp-content/uploads/2021/02/studenti-in-competizione-150x100.jpg 150w, https://www.mentedidattica.it/wp-content/uploads/2021/02/studenti-in-competizione-768x512.jpg 768w, https://www.mentedidattica.it/wp-content/uploads/2021/02/studenti-in-competizione.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></div>



<p>Non è questa la scuola per la quale ho studiato, mi sono preparata, mi sono formata, mi aggiorno e continuo a studiare; non è questa la scuola nella quale voglio lavorare.</p>



<p>In una scuola così non mi riconosco più e mi dissocio, mi riapproprio del mio ruolo, mi ribello all’imposizione di metodi, strumenti e modelli, che scuola non sono.</p>



<p>Mi ribello ricominciando a <strong>fare più l’insegnante e meno il burocrate</strong>, dedicando le mie energie sempre più ai miei alunni e sempre meno alle scartoffie, fiumi di parole che nessuno legge, spesso vuote di significato vero, proprie di una scuola che è apparenza e non sostanza.</p>



<p>Ritorno a fare solo l’insegnante.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img alt='Rosa Montone' src='https://secure.gravatar.com/avatar/8a02fd8a2d29841dfe1bb4ad4f60ba9a?s=100&#038;d=mm&#038;r=g' srcset='https://secure.gravatar.com/avatar/8a02fd8a2d29841dfe1bb4ad4f60ba9a?s=200&#038;d=mm&#038;r=g 2x' class='avatar avatar-100 photo' height='100' width='100' itemprop="image" loading='lazy' decoding='async'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.mentedidattica.it/author/rosa-montone/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Rosa Montone</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Professoressa di lettere in una scuola secondaria in provincia di Padova</p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.mentedidattica.it/sono-uninsegnante-non-sono-una-burocrate/">Sono un&#8217;insegnante, non sono una burocrate</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.mentedidattica.it">MenteDidattica</a>.</p>
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		<title>La scuola non si fida degli insegnanti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Tiziana Tibalt]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Feb 2021 18:20:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lettere alla scuola]]></category>
		<category><![CDATA[bocciatura]]></category>
		<category><![CDATA[fiducia]]></category>
		<category><![CDATA[insegnante]]></category>
		<category><![CDATA[istruzione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Credo che il covid abbia reso ancora più evidente il ruolo marginale della scuola nei pensieri di chi governa. “La scuola ci rende liberi” o frasi simili sono oggetto di ... </p>
<p class="read-more-container"><a title="La scuola non si fida degli insegnanti" class="read-more button" href="https://www.mentedidattica.it/la-scuola-non-si-fida-degli-insegnanti/#more-352">Leggi tutto<span class="screen-reader-text">La scuola non si fida degli insegnanti</span></a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">Credo che il covid abbia reso ancora più evidente il <strong>ruolo marginale della scuola</strong> nei pensieri di chi governa.</p>



<p>“<em>La scuola ci rende liberi</em>” o frasi simili sono oggetto di discussione da anni, ma se da un lato c’è la consapevolezza che questo sia assolutamente vero, dall’altro non si fa nulla per rendere l’istruzione uno strumento di libertà.</p>



<p>La scuola e la cultura rendono liberi solo se l’<strong>istruzione è tutelata</strong>, incoraggiata e resa importante. Questo significa rendere la scuola premiante per gli studenti impegnati e prevedere quella selezione che ai miei tempi era considerata normale.</p>



<p>Nessuno in passato si è sentito punito da bocciature, era risaputo che se ti impegnavi e studiavi passavi, se facevi il lavativo perdevi l’anno e in questo modo il senso di giustizia e il valore dell’impegno e del merito erano universalmente riconosciuti.</p>



<p>Gli studenti impegnati hanno creato le basi per la crescita economica, perché l’impegno è passato dalla scuola al lavoro, come passaggio spontaneo. E questo era accaduto anche nella generazione precedente, quando il livello di istruzione era inferiore, ma il valore dell’impegno e dell’onestà come realizzazione di sé erano chiari e indiscutibili per tutti.</p>



<p>In quegli anni l’istruzione rendeva liberi, era possibile contare sulle conoscenze apprese con impegno per la realizzazione di sé stessi. Ora non è più così, troppo è stato fatto a tutela degli studenti e nulla è stato fatto per <strong>garantire un’istruzione di qualità</strong>.</p>



<p>Il livello di conoscenze e competenze all’ingresso della scuola secondaria di secondo grado si è ridotto drasticamente, a volte vi confesso è imbarazzante. L’<strong>eliminazione delle bocciature</strong> ha abbassato la qualità dell’istruzione e le conoscenze apprese dagli studenti. Perché dobbiamo studiare se poi passano tutti? Questo è un pensiero che si sta ampiamente diffondendo e sono rimasti in pochi a credere nel valore dell’impegno e del merito. Del resto siamo in una società in cui si insegna più la furbizia che l’onestà, e il merito non sempre viene tutelato.</p>



<p>Il Covid ha garantito la promozione per tutti nello scorso anno scolastico, facendo emergere a livello nazionale quanto poco importi l’impegno profuso da docenti e dagli studenti per continuare a studiare nonostante la pandemia. I docenti hanno fatto i salti mortali, hanno imparato ad utilizzare tecnologie che non conoscevano ancora, gli studenti pure, ma chi si è adattato? Quelli che già prima ritenevano lo studio importante e si impegnavano per migliorarsi. Chi è stato premiato? Chi, abituato a fare il furbo, ha approfittato della pandemia per avere un lascia passare.</p>



<p>Cosa abbiamo capito della decisione presa a livello centrale? Forse è meglio fare i furbi? Mi rifiuto di pensare che la scuola stia diventando un facile lascia passare per tutti, mi rifiuto di accettare che il mio ruolo sia così calpestato.</p>



<p>Il governo non si fida di noi e quindi nel dubbio decide la promozione per tutti. Chi mai si lamenterà? Ora sta pensando di alleggerire di nuovo gli Esami di Stato e di prolungare l’anno scolastico. Di certo gli studenti non hanno potuto studiare come in presenza. Ne siete certi? Vi fidate così poco del corpo docente?</p>



<p>È chiaro che se non si fida il governo, non si fidano neppure le famiglie e ancora una volta il ruolo del docente è calpestato, privato di ogni fiducia e stima. In ogni ambito lavorativo c’è chi opera con passione, puntualità, precisione e impegno e chi approfitta delle situazioni, ma ancora una volta <strong>è sul merito che bisogna puntare</strong>, non sulla generalizzazione della mediocrità. In caso contrario, cosa ne sarà del futuro?</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img src="https://www.mentedidattica.it/wp-content/uploads/2021/02/tiziana-tibalt.jpg" width="100"  height="100" alt="tiziana tibalt" itemprop="image"></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.mentedidattica.it/author/tiziana-tibalt/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Tiziana Tibalt</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Docente di Economia Aziendale presso Istituto Tecnico Commerciale &#8220;Antonio Zanon&#8221; di Udine</p>
</div></div><div class="clearfix"></div><div class="saboxplugin-socials sabox-colored"><a title="Facebook" target="_blank" href="https://www.facebook.com/profile.php?id=100010078696745" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-color"><svg class="sab-facebook" viewBox="0 0 500 500.7" xml:space="preserve" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><path class="st0" d="m499.4 250.9c0 9.9-0.6 19.7-1.7 29.2-0.1 0.6-0.1 1.1-0.2 1.7-0.8 6.3-1.8 12.4-3 18.5-0.2 1.1-0.5 2.2-0.7 3.3-1.2 5.6-2.6 11-4.2 16.5-23.4 81.3-87.1 145.6-168.2 169.8-4.5 1.3-9.1 2.6-13.7 3.7-7.6 1.8-15.4 3.3-23.3 4.4-5.5 0.8-11.1 1.3-16.7 1.7-0.8 0.1-1.6 0.1-2.4 0.1-5 0.3-10.1 0.4-15.2 0.4-137.8 0-249.4-111.6-249.4-249.3s111.6-249.4 249.4-249.4 249.3 111.7 249.3 249.4z" fill="#3b5998" /><path class="st1" d="m493.8 303.6c-1.2 5.6-2.6 11-4.2 16.5-23.4 81.3-87.1 145.6-168.2 169.8-4.5 1.3-9.1 2.6-13.7 3.7l-100.9-101 1.8-3.5 2.1-76.7-45.3-43.7 41.3-31 30-95.3 71.4-24.7 185.7 185.9z" /><path class="st2" d="M206.8,392.6V268.8h-41.5v-49.2h41.5v-38.8c0-42.1,25.7-65,63.3-65c18,0,33.5,1.4,38,1.9v44H282  c-20.4,0-24.4,9.7-24.4,24v33.9h46.1l-6.3,49.2h-39.8v123.8" /></svg></span></a></div></div></div><p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.mentedidattica.it/la-scuola-non-si-fida-degli-insegnanti/">La scuola non si fida degli insegnanti</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.mentedidattica.it">MenteDidattica</a>.</p>
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