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	<title>Formazione docenti Archivi &ndash; MenteDidattica</title>
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	<description>Insegnare Didatticamente</description>
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	<title>Formazione docenti Archivi &ndash; MenteDidattica</title>
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		<title>Maestra di inglese non madrelingua, la mancanza dell&#8217;accento british non è un limite per l&#8217;apprendimento</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Anna Salvietti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Mar 2021 11:09:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Formazione docenti]]></category>
		<category><![CDATA[accento]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Per insegnare a bambini a leggere, scrivere e far di conto occorrono competenze specifiche, che ogni maestra che si sia trovata al suo primo incarico, dopo tanti studi fatti sa ... </p>
<p class="read-more-container"><a title="Maestra di inglese non madrelingua, la mancanza dell&#8217;accento british non è un limite per l&#8217;apprendimento" class="read-more button" href="https://www.mentedidattica.it/maestra-di-inglese-non-madrelingua-la-mancanza-dellaccento-british-non-e-un-limite-per-lapprendimento/#more-764">Leggi tutto<span class="screen-reader-text">Maestra di inglese non madrelingua, la mancanza dell&#8217;accento british non è un limite per l&#8217;apprendimento</span></a></p>
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<p class="has-drop-cap">Per insegnare a bambini a leggere, scrivere e far di conto <strong>occorrono competenze specifiche</strong>, che ogni maestra che si sia trovata al suo primo incarico, dopo tanti studi fatti sa bene quanto siano necessarie.</p>



<p>Ricordo ancora le difficoltà che trovai e gli errori commessi, quando ancora precaria, passai all’insegnamento nella scuola primaria da quella secondaria.</p>



<p>Per insegnare ai bambini sono <a href="https://www.mentedidattica.it/un-insegnante-senza-empatia-e-capacita-comunicativa-non-deve-insegnare/"><span class="has-inline-color has-vivid-cyan-blue-color">necessari empatia</span></a> e competenze specifiche: conoscenze in psicologia dello sviluppo, in pedagogia, in didattica e conoscenze delle varie discipline oltre a tutto questo molta pratica. Se poi tra le discipline da insegnare <strong>c’è pure l’inglese</strong>, le cose si fanno ancora più complicate. Perché un conto è conoscere questa lingua, altro saperla pronunciare e altro ancora saperla insegnare.</p>



<p>L’inglese diventa alla primaria la seconda lingua e gli alunni continuano ad essere immersi per la maggior parte della loro vita in un ambiente veicolato dalla loro lingua madre. Ricordiamo che nella prima classe gli alunni si approcceranno con l’inglese solo per un’ora a settimana, due nella seconda e tre nella terza classe.</p>



<p>Perché vi sia l’apprendimento di questa L2, in un tempo così limitato, quello concesso dalla scuola, è necessario che vi sia una mediazione competente tra la lingua 2 e gli alunni, appunto quella della <strong>maestra di inglese</strong>, che sia soprattutto in grado di semplificare e selezionare quei contenuti da apprendere e memorizzare (<em>lessico e struttura linguistica</em>).</p>



<p>Solo questa semplificazione linguistica consente all’alunno l’accesso alla riflessione sulla lingua (<em>metalinguistica</em>) che è la condizione perché vi sia l’apprendimento.</p>



<p>Per cui il docente oltre a conoscere la lingua deve saper selezionare le attività da presentare, scegliere e ridurre all’essenziale sia i vocaboli che le strutture grammaticali da presentare e, se necessario, deve saper ricorrere alla L1 per spiegare il significato di un vocabolo o di una funzione comunicativa e per fare esempi che non sono ancora fruibili in L2.</p>



<p>Aggiungiamo poi che non si tratta soltanto di produrre un ascolto consapevole negli alunni e comprensibile, ma anche di prevederne poi situazioni e condizioni dove sia possibile la riproduzione di quanto appreso che è poi differente nello scritto e nel parlato.</p>



<p>Come maestra di inglese mi sono spesso trovata in imbarazzo nel constatare la<strong> differenza tra la mia pronuncia </strong>e quella che i cd dei testi inglesi in adozione presentano, mi rendo ben conto di non possedere tutti i suoni degli inglesi né le conoscenze approfondite della lingua.</p>



<p>Una differenza di pronuncia che è colta immediatamente dagli alunni e che a volte mi è stata anche fatta notare, ma alla fine so che i miei studi mi hanno dato i mezzi per favorire e mediare l’apprendimento, cosa <a href="https://www.youreduaction.it/maestre-di-inglese-nella-scuola-primaria-dovrebbero-obbligatoriamente-madrelingua/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><span class="has-inline-color has-vivid-cyan-blue-color">che una madrelingua</span></a> non è certo che abbia, e i cd mi danno i mezzi per sopperire ai miei difetti di pronuncia.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img src="https://www.mentedidattica.it/wp-content/uploads/2021/03/Anna-Salvietti.jpg" width="100"  height="100" alt="Anna Salvietti" itemprop="image"></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.mentedidattica.it/author/anna-salvietti/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Anna Salvietti</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Insegnante presso Ic di Castelnuovo Garfagnana</p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.mentedidattica.it/maestra-di-inglese-non-madrelingua-la-mancanza-dellaccento-british-non-e-un-limite-per-lapprendimento/">Maestra di inglese non madrelingua, la mancanza dell&#8217;accento british non è un limite per l&#8217;apprendimento</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.mentedidattica.it">MenteDidattica</a>.</p>
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		<title>L&#8217;insegnante si riprenda la sua funzione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maria Luigia Di Stefano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Feb 2021 16:58:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Formazione docenti]]></category>
		<category><![CDATA[dad]]></category>
		<category><![CDATA[etimologia]]></category>
		<category><![CDATA[insegnare]]></category>
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<p class="has-drop-cap">Scuole chiuse, dall&#8217;aspetto di cattedrali solitarie, insegnanti ed alunni mascherati, confinati nello spazio ristretto della propria casa o aula, davanti ad uno schermo nero su cui ammiccano occhi che palpitano ad intermittenza, nell&#8217;immobilità del presente, nella sospensione delle attese, nell&#8217;incertezza del futuro.</p>



<p>Il quadro della scuola oggi mentre, fuori, isolamento e protesta.</p>



<p>Cosa insegnare e perché insegnare? È un nuovo modo di far lezione mentre la perdita del contatto umano disgrega la società e la DaD, tecnologicamente ottima, ha fatto scoprire nuove orizzonti, ha, nell&#8217;emergenza, salvato ed impegnato le menti pur contribuendo a formare piccoli fantasmi intellettuali.</p>



<p>Di questo alcuni insegnanti si erano accorti; già prima della DaD c&#8217;erano stati tutti i segnali, si era scivolati verso il qualunquismo, verso<strong> l&#8217;inedia intellettuale </strong>ed il pressapochismo poco scientifico che ha condotto alla forma di permissivismo sociale che tutto è tranne democrazia. La figura dell&#8217;insegnante ne è uscita diminuita, limitata, derisa.</p>



<p>Poi, una mattina, il mondo si è svegliato ed ha scoperto di avere la peste, non un fuggi fuggi ma un serrare le porte, sprangare le finestre e l&#8217;insegnante, già assistente sociale e psicologo, dopo aver attraversato il brainstorming, aver adottato il principio dei gruppi di studio, della mappatura per poter arrivare al problem solving e, dopo aver rovesciato la sua classe nella <strong>flipped classroom per arrivare al debate</strong>, per dare spazio alla creatività, dopo essere stato giocoliere, si è improvvisato tecnico a distanza, in modo più o meno brillante.</p>



<p>A questo punto resta una sola cosa da fare dato che l&#8217;istruzione costa molto meno dell&#8217;ignoranza, come qualcuno ha detto, bisogna<strong> tornare all&#8217;etimologia </strong>della parola insegnante.</p>



<p>Se insegnare vuol dire <strong>lasciare un segno</strong>, cosa pressocché impossibile nella società liquida in cui viviamo, bisogna trovare il coraggio di imporsi come educatori e come guide a tutela dell&#8217;intelligenza e istruzione non vuol dire memorizzare ma, capire come si evolvono i fatti di ogni scienza.</p>



<p>Insegnare vuol dire lasciare un segno che dia la capacità di interpretare i segni. L&#8217;insegnante si riprenda la sua funzione.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img src="https://www.mentedidattica.it/wp-content/uploads/2021/02/Maria-Luigia-Di-Stefano.jpg" width="100"  height="100" alt="Maria Luigia Di Stefano" itemprop="image"></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.mentedidattica.it/author/maria-luigia-di-stefano/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Maria Luigia Di Stefano</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Insegnante presso Scuole Manzoni di Bologna (Fondazione Malavisi). Laureata in Lettere classiche, ha insegnato Italiano come L2 in Grecia. Collabora con l&#8217;Università per l&#8217;insegnamento della lingua Greco Moderno</p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.mentedidattica.it/linsegnante-si-riprenda-la-sua-funzione/">L&#8217;insegnante si riprenda la sua funzione</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.mentedidattica.it">MenteDidattica</a>.</p>
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		<title>Abbiamo bisogno di risorse, piani di sicurezza adeguati e nuove strategie didattiche</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giovanna Di Camillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Jan 2021 13:41:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Formazione docenti]]></category>
		<category><![CDATA[dad]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel corso degli anni di lavoro ne abbiamo viste di riforme scorrere sotto i ponti. Ci siamo rimessi sempre in discussione, con la passione e l&#8217;amore per il nostro lavoro. ... </p>
<p class="read-more-container"><a title="Abbiamo bisogno di risorse, piani di sicurezza adeguati e nuove strategie didattiche" class="read-more button" href="https://www.mentedidattica.it/abbiamo-bisogno-di-risorse-piani-di-sicurezza-adeguati-e-nuove-strategie-didattiche/#more-276">Leggi tutto<span class="screen-reader-text">Abbiamo bisogno di risorse, piani di sicurezza adeguati e nuove strategie didattiche</span></a></p>
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<p class="has-drop-cap">Nel corso degli anni di lavoro ne abbiamo viste di riforme scorrere sotto i ponti. Ci siamo rimessi sempre in discussione, con la passione e l&#8217;amore per il nostro lavoro.</p>



<p>L&#8217;ultima, però, è stata <strong>la prova più difficile di tutte </strong>perché ci ha colti all&#8217;improvviso, costringendoci a modificare le nostre abitudini consolidate nel corso del tempo.</p>



<p>Dover <strong>reinventare la didattica </strong>nel giro di un mese, cambiare strategie, modi di approcciarci con gli alunni, di spiegare e farsi capire a distanza. Inizialmente sembrava impossibile, ma poi, come nostra abitudine, ci siamo messi alla prova e abbiamo superato anche questo ostacolo enorme. Abbiamo potuto contare solo sul nostro senso del dovere e la nostra volontà di metterci in gioco.</p>



<p>Ma ora non bastano più, ci vuole ben altro. Occorrono risorse, piani di sicurezza adeguati, <strong>nuove strategie didattiche</strong> che si adattino ai bisogni degli alunni in questo difficile momento per tutti. Occorrono interventi radicali che salvaguardino il diritto allo studio per tutti gli alunni: dalla scuola dell&#8217;infanzia, alla secondaria di secondo grado. E poi alle università che in questa pandemia sono state completamente dimenticate.</p>



<p>Non bastano banchi con le rotelle monoposto, oppure qualche nuovo arredo per le aule o qualche tablet rottamato per agevolare le famiglie che non hanno possibilità di acquistarne uno nuovo per la DAD.</p>



<p>No, ora i nodi sono venuti tutti al pettine, le carenze accumulate negli anni sono venute tutte alla luce dei riflettori. È venuta fuori <strong>tutta la negligenza del passato</strong> fino ai nostri giorni. Ora non è più tempo di puntare il dito contro chi ci ha preceduti, ma di rimboccarsi le maniche e di rendere le nostre scuole degne delle scuole Europee. Perché i nostri studenti lo meritano perché non sono ragazzi di serie B.</p>



<p>Loro rivendicano il loro diritto di apprendere come è sancito nella &#8220;<em>Convenzione Internazionale sui diritti dell&#8217;infanzia e dell&#8217;adolescenza</em>&#8220;. Essi non sono numeri ma individui e come tali hanno diritto di essere considerati con i loro bisogni e le loro esigenze, che sicuramente non consistono in migliaia di banchi a rotelle acquistati con denaro pubblico che poteva essere utilizzato per altro.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img alt='Giovanna Di Camillo' src='https://secure.gravatar.com/avatar/135e46e60541cd98a8bf4f70fb2b1a7d?s=100&#038;d=mm&#038;r=g' srcset='https://secure.gravatar.com/avatar/135e46e60541cd98a8bf4f70fb2b1a7d?s=200&#038;d=mm&#038;r=g 2x' class='avatar avatar-100 photo' height='100' width='100' itemprop="image" loading='lazy' decoding='async'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.mentedidattica.it/author/giovanna-di-camillo/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Giovanna Di Camillo</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"></div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.mentedidattica.it/abbiamo-bisogno-di-risorse-piani-di-sicurezza-adeguati-e-nuove-strategie-didattiche/">Abbiamo bisogno di risorse, piani di sicurezza adeguati e nuove strategie didattiche</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.mentedidattica.it">MenteDidattica</a>.</p>
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		<title>Il potere dell&#8217;insegnante: l&#8217;opportunità di modellare le vite</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ivana Bianco]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Jan 2021 12:31:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Formazione docenti]]></category>
		<category><![CDATA[affetto]]></category>
		<category><![CDATA[docente]]></category>
		<category><![CDATA[insegnare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Credo profondamente che anche nell’abisso più profondo, ci sia un universo da esplorare&#8220;. È così che conduco l’essere &#8220;docente&#8220;, con profonda umiltà. Mai scorderò i miei insegnanti, ciò che da ... </p>
<p class="read-more-container"><a title="Il potere dell&#8217;insegnante: l&#8217;opportunità di modellare le vite" class="read-more button" href="https://www.mentedidattica.it/il-potere-dell-insegnante-lopportunita-di-modellare-le-vite/#more-231">Leggi tutto<span class="screen-reader-text">Il potere dell&#8217;insegnante: l&#8217;opportunità di modellare le vite</span></a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>&#8220;<em>Credo profondamente che anche nell’abisso più profondo, ci sia un universo da esplorare</em>&#8220;. È così che conduco l’essere &#8220;<strong>docente</strong>&#8220;, con profonda umiltà.</p>



<p>Mai scorderò i miei insegnanti, ciò che da loro ho imparato. Severi, imperscrutabili a volte gentili, con non meno fragilità di quelle che comporta essere docenti oggi. Una passione la mia, come mi spiegò a suo tempo il mio “Prof”, incurante del mio scetticismo.</p>



<p>E già, invece gli insegnanti imparano presto a saper guardare oltre, <strong>dove spesso non guarda nessuno</strong> o perlomeno dove spesso nessuno riesce a scorgere nulla. Gli uomini e le donne della società futura dipendono dal nostro operato e dal nostro esempio, molti di loro saranno gli insegnanti del domani.</p>



<p>La vera capacità di un docente sta nel dissodare i “<em>terreni più aridi e zollosi</em>”, quelle realtà in cui manca una stabilità emotiva e l’affetto di una famiglia. Realtà in cui c’è solo voglia di lasciarsi vincere dalla vita. È facile coltivare un “terreno fertile”, esso va avanti da sé, questi i giovani che si trovano a vivere, realtà tranquille e siglate dall’affetto di una famiglia e che giustamente per quanto ci provino, non possono comprendere le problematiche altrui.</p>



<p>In una classe ogni alunno rappresenta un colore, è necessario far percepire tutte le sfumare insegnando la tolleranza e puntando all’arcobaleno. Ogni ragazzo può e sa di poter dare il proprio vissuto stimolando negli altri confronto e crescita. Quanto ci emoziona quel “Grazie prof” dietro la nostra più conscia autorevolezza.</p>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p>Ogni studente suona il suo strumento, non c&#8217;è niente da fare. La cosa difficile è conoscere bene i nostri musicisti trovare l&#8217;armonia. Una buona classe non è un reggimento che marcia al passo, è un&#8217;orchestra che suona la stessa sinfonia</p><cite>Daniel Pennac</cite></blockquote></figure>



<p>Gli adolescenti combattono nel loro cuore una battaglia, tutti i giorni, che è quella di crescere senza commettere errori e spesso sono lasciati soli. <a href="https://www.mentedidattica.it/la-carenza-della-formazione-docenti-insegnare-conoscendo-solo-la-materia-non-basta-piu/">Vivere la scuola</a> significa farsi carico anche di cose che ci riguardano meno, ma per il “bene comune” cerchiamo una soluzione, quella soluzione che, a suo tempo, a noi fu negata.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img src="https://www.mentedidattica.it/wp-content/uploads/2021/01/ivana-bianco.jpg" width="100"  height="100" alt="ivana bianco" itemprop="image"></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.mentedidattica.it/author/ivana-bianco/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Ivana Bianco</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Docente di diritto ed economia</p>
</div></div><div class="clearfix"></div><div class="saboxplugin-socials sabox-colored"><a title="Facebook" target="_blank" href="https://www.facebook.com/biancoivana" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-color"><svg class="sab-facebook" viewBox="0 0 500 500.7" xml:space="preserve" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><path class="st0" d="m499.4 250.9c0 9.9-0.6 19.7-1.7 29.2-0.1 0.6-0.1 1.1-0.2 1.7-0.8 6.3-1.8 12.4-3 18.5-0.2 1.1-0.5 2.2-0.7 3.3-1.2 5.6-2.6 11-4.2 16.5-23.4 81.3-87.1 145.6-168.2 169.8-4.5 1.3-9.1 2.6-13.7 3.7-7.6 1.8-15.4 3.3-23.3 4.4-5.5 0.8-11.1 1.3-16.7 1.7-0.8 0.1-1.6 0.1-2.4 0.1-5 0.3-10.1 0.4-15.2 0.4-137.8 0-249.4-111.6-249.4-249.3s111.6-249.4 249.4-249.4 249.3 111.7 249.3 249.4z" fill="#3b5998" /><path class="st1" d="m493.8 303.6c-1.2 5.6-2.6 11-4.2 16.5-23.4 81.3-87.1 145.6-168.2 169.8-4.5 1.3-9.1 2.6-13.7 3.7l-100.9-101 1.8-3.5 2.1-76.7-45.3-43.7 41.3-31 30-95.3 71.4-24.7 185.7 185.9z" /><path class="st2" d="M206.8,392.6V268.8h-41.5v-49.2h41.5v-38.8c0-42.1,25.7-65,63.3-65c18,0,33.5,1.4,38,1.9v44H282  c-20.4,0-24.4,9.7-24.4,24v33.9h46.1l-6.3,49.2h-39.8v123.8" /></svg></span></a></div></div></div><p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.mentedidattica.it/il-potere-dell-insegnante-lopportunita-di-modellare-le-vite/">Il potere dell&#8217;insegnante: l&#8217;opportunità di modellare le vite</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.mentedidattica.it">MenteDidattica</a>.</p>
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		<title>La carenza della formazione docenti, insegnare conoscendo solo la materia non basta più</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Ciasullo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 Jan 2021 12:04:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Formazione docenti]]></category>
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		<category><![CDATA[insegnante]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In un saggio di Marino Raicich del 1960, che riprendeva l’opera di Santoni Rugiu del 1959 dal titolo “Il professore nella scuola italiana”, si esaminava come la formazione docenti di ... </p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>In un saggio di Marino Raicich del 1960, che riprendeva l’opera di Santoni Rugiu del 1959 dal titolo “<em>Il professore nella scuola italiana</em>”, si esaminava come la<strong> formazione docenti </strong>di quel periodo risultasse <strong>carente </strong>e di conseguenza l’intera preparazione degli insegnanti della scuola secondaria del Paese lo fosse.</p>



<p>Il testo di Santoni Rugiu assumeva un fortissimo valore simbolico anche perché veniva scritto un secolo dopo l’emanazione della celeberrima <em>Legge Casati</em>, primo vero corpus giuridico da cui derivava l’organizzazione della scuola italiana.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img decoding="async" width="591" height="768" src="https://www.mentedidattica.it/wp-content/uploads/2021/01/professore-della-scuola-italiana.jpg" alt="professore della scuola italiana" class="wp-image-136" srcset="https://www.mentedidattica.it/wp-content/uploads/2021/01/professore-della-scuola-italiana.jpg 591w, https://www.mentedidattica.it/wp-content/uploads/2021/01/professore-della-scuola-italiana-231x300.jpg 231w, https://www.mentedidattica.it/wp-content/uploads/2021/01/professore-della-scuola-italiana-115x150.jpg 115w" sizes="(max-width: 591px) 100vw, 591px" /></figure></div>



<p>Nel testo di Santoni Rugiu, tra le altre cose, si discuteva della professionalità docente citando le trasformazioni a cui era sottoposta la società italiana del periodo e lo faceva analizzando i <strong>due canali principali </strong>che uno studente poteva seguire per la sua formazione: preparazione tecnica professionale o studi per le superiori e di preparazione all’università.</p>



<p class="has-large-font-size"><strong>ESIGENZE FORMATIVE DEGLI INSEGNANTI</strong></p>



<p>Non eravamo ancora in presenza della cosiddetta “<em>scuola media unica</em>” che avvenne dopo qualche anno dalla pubblicazione delle “<em>noterelle e schermaglie</em>” di Raicich. Scuola media unica del ’62 che garantiva percorsi intermedi uguali ad alunni di diverse estrazioni sociali che prima di allora in realtà risentivano profondamente delle rispettive condizioni sociali ai fini della scelta delle scuole da frequentare. Queste transizioni iniziavano a determinare un dibattito circa le <strong>esigenze formative del corpo docenti</strong> che andava riformandosi.</p>



<p>Si cita in quel testo del ruolo del docente di latino che per lungo periodo “<em>ha avuto una posizione centrale, anche come prestigio pubblico</em>” assunto come paradigma centrale di un’autorità scolastica che andava riformandosi.<br>Ed è così che da questi numerosi spunti pedagogici si è in grado di percepire quanto la formazione docenti da un certo punto in avanti della storia della scuola italiana sia diventata argomento centrale nell’organizzazione delle prospettive e le conseguenze educative che andavano delineandosi.</p>



<p>Consentire l’immissione in ruolo tramite le famose GaE, i concorsi speciali per i supplenti “precari storici” o garantire una formazione post-universitaria abilitante? Scuole di Specializzazione all’Insegnamento Secondario, Percorsi abilitanti speciali, Tirocini Formativi Attivi e ultimamente i Percorsi Formativi per i 24 crediti formativi universitari, sono stati e sono un insieme di strumenti giuridici e formativi che avrebbero dovuto garantire alla scuola italiana la presenza in cattedra di un gruppo di docenti qualificati, motivati e fortemente preparati sotto il profilo pedagogico-didattico.</p>



<p>Percorsi formativi, che superando la connotazione limitativa di semplice lasciapassare giuridico necessario ad intraprendere l’intricato percorso dell’insegnamento, diventassero palestre pedagogiche in grado di formare il corpo docenti italiano ad<strong> ulteriori competenze </strong>oltre quelle appartenenti alla propria classe di concorso e alle discipline insegnate.</p>



<p class="has-large-font-size"><strong>CONOSCERE LA PROPRIA MATERIA NON BASTA PIÙ</strong></p>



<p>Siamo passati così dal ritenere le competenze nelle singole discipline – la conoscenza delle proprie materie – da <strong>condizione sufficiente per insegnare</strong> a elemento parziale e complementare di ulteriori necessarie e più articolate competenze da maturare negli ambiti delle scienze dell’educazione.</p>



<p>Si è compreso cioè che la qualità di un docente non poteva essere più vincolata soltanto <strong>all’ambito disciplinare</strong> che insegnava ma alle ulteriori capacità organizzative, sperimentali, metodologiche, <a href="https://www.mentedidattica.it/un-insegnante-senza-empatia-e-capacita-comunicativa-non-deve-insegnare/">empatiche </a>che era ed è in grado di mettere in campo durante l’esercizio della propria professione. Parlare di professione docente oggi significa affrontare il complesso tema dell<strong>a trasformazione personale</strong>, della capacità di farsi interpreti e “attori” di una transizione continua, dinamica, che si svolge mediante il porsi dapprima metariflessivamente, interrogandosi continuamente sul proprio “<em>essere</em>” docente e dopo comprendendo quanto la propria professionalità si espliciti nella capacità di trasformare i contesti, renderli significativi e promotori di cambiamento.</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>Nell’insegnamento non si può vedere il frutto di una giornata di lavoro. È invisibile e rimane così, forse per venti anni.</p><cite>Jacques Barzun</cite></blockquote>



<p>È nell’atto della trasformazione, dell’inventiva, della creatività, della sperimentalità che si realizza l’essere “<em><strong>insegnanti</strong></em>” (coloro che lasciano il segno) e per farlo c’è bisogno di una formazione che travalichi gli ambiti delle didattiche disciplinari per approdare ad una prospettiva onnicomprensiva, olistica, in cui il docente – in relazione profonda con il proprio contesto – sia promotore armonico di adeguate situazioni di crescita dei propri studenti.</p>



<p>Ripensarsi significa anche e soprattutto essere in grado di percepire che la trasformazione passa per le <strong>competenze digitali</strong>, per la conoscenza profonda di quelle che Flavia Santoianni chiama “<em>logiche elementari</em>” cioè forme implicite prototipali dell’apprendimento profondo; della spazialità intesa sia come elemento tridimensionale entro cui si svolge il processo formativo, sia come processo mentale profondo; della corporeità, da sempre “mutilata” nella scuola italiana, ma fortemente coinvolta nello sviluppo della cosiddetta conoscenza “incarnata”.</p>



<p>Siegel in un suo testo chiamato “<em>i misteri della mente</em>” scriveva che la mente possiamo immaginarla e interpretarla <strong>sia come sostantivo che come verbo</strong>; noi dovremmo immaginare che la scuola italiana, oggi come non mai, ha l’opportunità di trasformarsi sia <strong>nella forma che nella sostanza </strong>in un’interazione soggetto/ambiente in transizione continua, così come avrebbe detto Elisa Frauenfelder.</p>



<p class="has-large-font-size"><strong>DOCENTI PROFESSIONISTI, NON &#8220;MISSIONARI&#8221;</strong></p>



<p>Per fare ciò la scuola <strong>non ha bisogno di “missionari” laici,</strong> di “vocazioni” professionali, di romanticismo ingenuo ma di professionisti del processo educativo: conoscitori esperti della propria disciplina, delle dinamiche apprenditive, degli strumenti tecnologici a propria disposizione e dunque di conoscitori profondi dei processi formativi.</p>



<figure class="wp-block-pullquote is-style-default"><blockquote><p>I buoni insegnanti sono costosi, ma i cattivi maestri costano di più.</p><cite>Bob Talbert</cite></blockquote></figure>



<p>Abbiamo bisogno cioè di persone in grado di declinare la propria mente e di consentire di perseguire le esigenze trasformative proprie delle menti altrui, in grado di comprendere che si può rimanere se stessi anche se si è promotori profondi di cambiamento. Essere menti, come verbi attivi in continuo divenire.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img src="https://www.mentedidattica.it/wp-content/uploads/2021/01/alessandro-ciasullo.jpg" width="100"  height="100" alt="alessandro ciasullo" itemprop="image"></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.mentedidattica.it/author/alessandro-ciasullo/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Alessandro Ciasullo</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>ricercatore di pedagogia sperimentale presso l&#8217;Università degli Studi di Napoli Federico II, Dipartimento di Studi Umanistici, dove insegna Pedagogia Sperimentale ai corsi per la formazione degli insegnanti.</p>
</div></div><div class="saboxplugin-web "><a href="https://www.docenti.unina.it/alessandro.ciasullo" target="_self" >www.docenti.unina.it/alessandro.ciasullo</a></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.mentedidattica.it/la-carenza-della-formazione-docenti-insegnare-conoscendo-solo-la-materia-non-basta-piu/">La carenza della formazione docenti, insegnare conoscendo solo la materia non basta più</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.mentedidattica.it">MenteDidattica</a>.</p>
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