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	<title>competenze Archivi &ndash; MenteDidattica</title>
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	<title>competenze Archivi &ndash; MenteDidattica</title>
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		<title>Manuale per verifiche autentiche in didattica a distanza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Simone Mattiello]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Mar 2021 15:50:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Didattica a distanza]]></category>
		<category><![CDATA[competenze]]></category>
		<category><![CDATA[copiare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;arrivo della pandemia ha costretto tutto il corpo docente a dover rivedere il proprio modo di fare scuola, scegliere nuove metodologie e strumenti ma soprattutto porsi la spinosa questione delle ... </p>
<p class="read-more-container"><a title="Manuale per verifiche autentiche in didattica a distanza" class="read-more button" href="https://www.mentedidattica.it/manuale-per-verifiche-autentiche-in-didattica-a-distanza/#more-752">Leggi tutto<span class="screen-reader-text">Manuale per verifiche autentiche in didattica a distanza</span></a></p>
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<p class="has-drop-cap">L&#8217;arrivo della pandemia ha costretto tutto il corpo docente a dover rivedere il proprio modo di fare scuola, scegliere nuove metodologie e strumenti ma soprattutto porsi la spinosa<strong> questione delle verifiche.</strong></p>



<p>Alcuni miei colleghi l&#8217;anno scorso si sono rifiutati di fare verifiche a distanza ritenendole inutili a causa della probabilità quasi certa <strong>di una copiatura</strong> o di un risultato collettivo ripetuto individualmente.</p>



<p>Quest&#8217;anno invece la didattica a distanza è stata inserita dal MIUR come modalità ufficiale e con essa, la necessità di preparare delle verifiche che potessero fornire dei voti &#8220;vicini&#8221; a quelli ottenuti in presenza.</p>



<p>Oggi nel mio Istituto le lezioni si svolgono con le classi in presenza al 50% e questo porta molti miei colleghi a dover <strong>preparare due verifiche diverse</strong> per i due gruppi che si presentano in aula a settimane alterne.</p>



<p>Questa scelta ha generato un lavoro doppio per il docente e un prolungamento delle tempistiche per la realizzazione della verifica.</p>



<p><strong>COME AVREMMO POTUTO GESTIRE LA SITUAZIONE IN MODO DIVERSO?</strong></p>



<p>Personalmente ho deciso di utilizzare <em>Classroom </em>per le verifiche scritte in modo da preparare una sola prova e stabilire una sola data per la sua somministrazione. In pratica il gruppo in presenza svolge la verifica in laboratorio mentre l&#8217;altro comodamente da casa senza che io mi debba collegare e controllare lo sviluppo di quanto assegnato.</p>



<p>Molti si chiederanno se con questa modalità la copiatura da casa è assicurata e se tale verifica possa rappresentare una valutazione corretta e idonea all&#8217;esito finale.</p>



<p>La risposta non risiede in quello che lo studente può fare ma in quello che un docente consente di fare.</p>



<p>Ho deciso di sperimentare le competenze come sviluppo delle conoscenze di base in modo da creare delle verifiche individuali e autentiche. Questa scelta mi ha portato ad includere nella realizzazione della verifica la possibilità di consultare liberamente appunti, testi ed eventuali suggerimenti di terzi.</p>



<p>Lo studente è tenuto ad utilizzare quanto conosciuto in aula per <strong>realizzare un prodotto finito</strong> come risultato di una rielaborazione personale di un argomento visto semplicemente da una diversa angolatura.</p>



<p>I risultati sono stati sorprendenti e per la maggior parte dei casi non sufficiente.</p>



<p>Attraverso questa nuova strada mi sono reso conto di come il problema originario posto dai miei colleghi <strong>è stato brillantemente superato</strong> ma, è sorto un un nuovo problema: la capacità di rielaborare in modo critico un concetto e di renderlo personale.</p>



<p>Credo che questo periodo mi abbia offerto delle grandi opportunità di cambiare il modo di <a href="https://www.mentedidattica.it/verifiche-e-interrogazioni-programmate-la-morte-della-didattica/"><strong><span class="has-inline-color has-vivid-cyan-blue-color">pensare e creare le verifiche</span></strong></a> e mi abbia permesso di comprendere come le sole conoscenze portino gli studenti ad imparare tutto a memoria e non riescano da sole a generare un pensiero critico e aperto su quanto appreso.</p>



<p>Sono fiducioso che con pazienza e la tenacia riuscirò a cambiare <strong>il modo in cui lo studente vive l&#8217;apprendimento</strong>, nella piena consapevolezza che insieme ai ragazzi dovrò affrontare una fase ricca di errori, fallimenti, critiche, per ottenere infine i risultati sognati.</p>



<p>La strada è lunga ed io ho appena iniziato a percorrerla …</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img src="https://www.mentedidattica.it/wp-content/uploads/2021/01/simone-mattiello.jpg" width="100"  height="100" alt="simone mattiello" itemprop="image"></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.mentedidattica.it/author/simone-mattiello/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Simone Mattiello</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><div class="_165b _3-9d">
<div class="_165c">
<div>Docente di Economia Aziendale presso IISS &#8220;M. Fanno&#8221; di Conegliano (Tv)</div>
</div>
</div>
</div></div><div class="clearfix"></div><div class="saboxplugin-socials sabox-colored"><a title="Facebook" target="_blank" href="https://www.facebook.com/simone.mattiello.75" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-color"><svg class="sab-facebook" viewBox="0 0 500 500.7" xml:space="preserve" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><path class="st0" d="m499.4 250.9c0 9.9-0.6 19.7-1.7 29.2-0.1 0.6-0.1 1.1-0.2 1.7-0.8 6.3-1.8 12.4-3 18.5-0.2 1.1-0.5 2.2-0.7 3.3-1.2 5.6-2.6 11-4.2 16.5-23.4 81.3-87.1 145.6-168.2 169.8-4.5 1.3-9.1 2.6-13.7 3.7-7.6 1.8-15.4 3.3-23.3 4.4-5.5 0.8-11.1 1.3-16.7 1.7-0.8 0.1-1.6 0.1-2.4 0.1-5 0.3-10.1 0.4-15.2 0.4-137.8 0-249.4-111.6-249.4-249.3s111.6-249.4 249.4-249.4 249.3 111.7 249.3 249.4z" fill="#3b5998" /><path class="st1" d="m493.8 303.6c-1.2 5.6-2.6 11-4.2 16.5-23.4 81.3-87.1 145.6-168.2 169.8-4.5 1.3-9.1 2.6-13.7 3.7l-100.9-101 1.8-3.5 2.1-76.7-45.3-43.7 41.3-31 30-95.3 71.4-24.7 185.7 185.9z" /><path class="st2" d="M206.8,392.6V268.8h-41.5v-49.2h41.5v-38.8c0-42.1,25.7-65,63.3-65c18,0,33.5,1.4,38,1.9v44H282  c-20.4,0-24.4,9.7-24.4,24v33.9h46.1l-6.3,49.2h-39.8v123.8" /></svg></span></a></div></div></div><p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.mentedidattica.it/manuale-per-verifiche-autentiche-in-didattica-a-distanza/">Manuale per verifiche autentiche in didattica a distanza</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.mentedidattica.it">MenteDidattica</a>.</p>
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		<title>Non maledite le Prove Invalsi, neanche quest&#8217;anno</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Cristina De Amicis]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Feb 2021 18:59:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Prove Invalsi]]></category>
		<category><![CDATA[competenze]]></category>
		<category><![CDATA[prove nazionali]]></category>
		<category><![CDATA[valutazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Prove invalsi, ogni anno in questo periodo si riaccende il dibattito e gli inviti al boicottaggio. Io sono sempre stata favorevole e qui cercherò di dare qualche spunto di riflessione. ... </p>
<p class="read-more-container"><a title="Non maledite le Prove Invalsi, neanche quest&#8217;anno" class="read-more button" href="https://www.mentedidattica.it/non-maledite-le-prove-invalsi-neanche-questanno/#more-541">Leggi tutto<span class="screen-reader-text">Non maledite le Prove Invalsi, neanche quest&#8217;anno</span></a></p>
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<p class="has-drop-cap">Prove invalsi, ogni anno in questo periodo si riaccende il dibattito e gli inviti al boicottaggio. Io sono sempre stata favorevole e qui cercherò di dare qualche spunto di riflessione.</p>



<p>Intanto ogni processo, in qualsiasi ambito, <strong>deve essere valutato</strong>, sia per poter valutare i risultati sia per poter fare dei correttivi al processo stesso. Come valutare il processo di apprendimento degli studenti e quindi il livello di istruzione della nostra popolazione nei vari momenti del percorso scolastico e in uscita?</p>



<p>Sicuramente delle <strong>prove nazionali </strong>sono un buon strumento. Valutare il processo di insegnamento, essendo questo libero per Costituzione, è molto complesso e, oserei dire, anche opinabile. Qual è il metodo più efficace? <strong>Non c’è una risposta univoca</strong>. L’insegnamento è una variabile, oserei dire, dipendente: dipende dalle caratteristiche personali del docente, oltre che dalla sua formazione, dipende dalla tipologia di studenti che si hanno di fronte, intesa come provenienza, età, tipo di scuola.</p>



<p>Quello che funziona con alcune classi con altre non funziona affatto. La valutazione dell’insegnamento quindi non può essere misurata sull’apprendimento degli studenti. In altri stati, come in Francia, questa valutazione esiste, ma è un processo molto lungo di osservazione e di analisi e comunque non si basa sui risultati ottenuti dagli studenti.</p>



<p>In tutti gli stati europei esiste invece una valutazione nazionale degli apprendimenti degli studenti ai vari livelli del curriculum scolastico. Gli standard quindi, a cui anche i test Invalsi fanno riferimento, sono definiti a livello europeo. Non sono definite le quantità di conoscenze in possesso degli studenti, ma le competenze ritenute minime per il cittadino europeo, ovvero le capacità logico-matematiche, le competenze di lettura e comprensione di testi vari, le capacità di scrittura e le competenze minime di comunicazione in inglese. Accettare quindi la valutazione di queste competenze significa condividere il livello minimo di formazione che un cittadino europeo deve necessariamente avere al termine degli studi.</p>



<p>A livello nazionale le prove Invalsi danno una <strong>fotografia delle competenze </strong>facendo emergere differenze ed omogeneità. Le stesse emergono nelle scuole superiori tra le differenti tipologie di corsi di studio. In questo ambito una delle maggiori critiche che ho sentito negli anni, è che <strong>non si possono dare le stesse prove</strong> dei licei ai professionali e viceversa.</p>



<p>Ritengo invece che prove uniche per tutti le tipologie di scuole superiori siano coerenti con lo scopo: valutare la discrepanza tra tipologie scuole superiori e valutare il punto della scala in cui si collocano tutti gli istituti superiori.</p>



<p>Altra analisi possibile è la valutazione del livello all’interno della stessa tipologia di scuole. I risultati del proprio istituto sono poi visionabili dagli stessi persino nel dettaglio di classe. Questo può essere estremamente importante per cercare di rendere più omogenea l’offerta formativa della scuola per esempio modificando l’attribuzione delle cattedre ai docenti.Molte sono quindi le possibilità di analisi che le prove permettono.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>IL PUNTO DEBOLE DELLE PROVE INVALSI</strong></h2>



<p>Il punto debole di tutto il sistema quindi non sta nelle prove ma dell’uso assolutamente <strong>insufficiente </strong>che ne se ne fa a livello nazionale, locale e di istituto. È su questo che i docenti, i dirigenti scolastici e degli Usr dovrebbero insistere. Far sì che la la struttura ministeriale e locale legga, analizzi i risultati e proponga politiche scolastiche per appianare le differenze, per potenziare con risorse dove necessario, per ridefinire periodicamente gli apprendimenti delle discipline <span class="has-inline-color has-vivid-cyan-blue-color"><a href="https://www.mentedidattica.it/valutazione-alla-primaria-non-me-la-metti-la-faccina-coi-cuori-maestra/">nella scuola primaria</a> </span>e secondaria.</p>



<p>Un altro problema correlato, ma non da trascurare, è la scarsa propensione della scuola, almeno la superiore per come la conosco io, a perseguire obiettivi trasversali di competenza al posto delle tradizionali conoscenze. Anche in questo caso servirebbe un cambio di indirizzo da parte del ministero cambiando radicalmente l’esame di stato finale (maturità) con prove non tanto di conoscenza specifica quanto di competenza specifica è trasversale in modo che tutti i docenti lavorino nel corso di studio per il conseguimento dell’obiettivo. Modificando il punto di arrivo tutto il processo necessariamente si modifica.</p>



<p>Forse è proprio questa parte che manca a tutti i livelli che rende le prove antipatiche. Iniziare a considerare i risultati all’interno del proprio istituto può essere il primo passo per una scuola più giusta per tutti.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img src="https://www.mentedidattica.it/wp-content/uploads/2021/02/Cristina-De-Amicis.jpg" width="100"  height="100" alt="Cristina De Amicis" itemprop="image"></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.mentedidattica.it/author/cristina-de-amicis/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Cristina De Amicis</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><div>
<div class="_1t_p clearfix">
<div class="_41ud">
<div class="clearfix _o46 _3erg _29_7 direction_ltr text_align_ltr">
<div id="js_7b" class="_3058 _ui9 _hh7 _6ybn _s1- _52mr _3oh-" data-tooltip-content="17:49" data-hover="tooltip" data-tooltip-position="left">
<div class="_aok"><span class="_3oh- _58nk">Insegnante di sostegno da 40 anni presso l’IIS Oriani-Mazzini di Milano</span></div>
</div>
</div>
</div>
</div>
</div>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.mentedidattica.it/non-maledite-le-prove-invalsi-neanche-questanno/">Non maledite le Prove Invalsi, neanche quest&#8217;anno</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.mentedidattica.it">MenteDidattica</a>.</p>
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		<title>Cosa resterà di tutta questa scuola a distanza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Bartolomeo Merola]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Feb 2021 19:18:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Didattica a distanza]]></category>
		<category><![CDATA[competenze]]></category>
		<category><![CDATA[didattica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nei primi mesi dell’anno 2020, per evitare che le persone si ammalassero di Covid-19, si decise che bisognava insegnare stando lontano gli uni dagli altri (didattica a distanza). Fu deciso ... </p>
<p class="read-more-container"><a title="Cosa resterà di tutta questa scuola a distanza" class="read-more button" href="https://www.mentedidattica.it/cosa-restera-di-tutta-questa-scuola-a-distanza/#more-499">Leggi tutto<span class="screen-reader-text">Cosa resterà di tutta questa scuola a distanza</span></a></p>
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<p class="has-drop-cap">Nei primi mesi dell’anno 2020, per evitare che le persone si ammalassero di Covid-19, si decise che bisognava <strong>insegnare stando lontano</strong> gli uni dagli altri (<em>didattica a distanza</em>). Fu deciso troppo velocemente da non far nascere il dubbio che questo nuovo modo di insegnare fosse già astrattamente pensato e si aspettasse il momento opportuno per proporlo.</p>



<p>Non è facile immaginare che questo nuovo modo di fare scuola fosse considerato poco maturo negli operatori della scuola, spesso ritenuti conservatori, rigidi ed insensibili alle innovazioni. La necessità e la consapevolezza di innovare fecero entrare il nuovo nelle relazioni dell’apprendimento di una<strong> scuola sbandierata come obsoleta</strong>, quasi a voler sostenere il pregiudizio che propaganda la mediocrità degli operatori per giustificare il loro misero salario, non adeguato a quello dei colleghi europei.</p>



<p>Gli insegnanti, armati della pazienza insuperabile e dalle capacità possedute, hanno dato vita ad un insegnamento interattivo a distanza, dimostrando che esso non è per nulla limitativo se si riesce a stabilire un legame che va oltre le distanze. Esse possono essere un punto di forza e non di debolezza in quanto rappresentano il legame di una nuova e proficua relazione empatica di gruppo del quale ogni membro si sente di appartenere.</p>



<p>Non sempre capita di sentirsi parte attiva di questa relazione e per ciò ci si sente abbandonati e meschini degli eventi tristi, perché sono tristi al punto da sconvolgere la vita di ognuno e ciascuno rischia di costruirsi un mondo parallelo e virtuale nel quale può perdersi e incontrare qualcosa che finisce per segnarlo per la vita.</p>



<p>La scuola è vita, è una comunità, è il confronto, è scontro tra generazioni, è il futuro, il presente ed il passato. La scuola non è un edificio, non è un’aula, non è un laboratorio, non sono e non possono essere i banchi con o senza rotelle. E’ un insieme di cose, è la storia e la speranza dell’umanità: è l’umanità che si ritrova e fa la sintesi secondo il modello hegeliano.</p>



<figure class="wp-block-image alignwide size-large is-style-default"><img decoding="async" width="1024" height="645" src="https://www.mentedidattica.it/wp-content/uploads/2021/02/scuola-a-distanza-covid-1024x645.jpg" alt="scuola a distanza covid" class="wp-image-504" srcset="https://www.mentedidattica.it/wp-content/uploads/2021/02/scuola-a-distanza-covid-1024x645.jpg 1024w, https://www.mentedidattica.it/wp-content/uploads/2021/02/scuola-a-distanza-covid-300x189.jpg 300w, https://www.mentedidattica.it/wp-content/uploads/2021/02/scuola-a-distanza-covid-150x94.jpg 150w, https://www.mentedidattica.it/wp-content/uploads/2021/02/scuola-a-distanza-covid-768x484.jpg 768w, https://www.mentedidattica.it/wp-content/uploads/2021/02/scuola-a-distanza-covid.jpg 1270w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>È una sintesi continua, è un aggiornamento del divenire. È il sapere. Sono le conoscenze. Sono le abilità. Tutte insieme consentono di poter scegliere ed applicare modelli cognitivi in ogni ambito applicativo: <strong>competenze</strong>. Chi possiede tali strumenti può sollecitare un gruppo precostituito per raggiungere obiettivi anche a distanza.</p>



<p>Non è una nuova didattica <strong>è la didattica di sempre</strong>. Non cambia il concetto di gruppo, cambia l’aspetto. Gli uomini, però, soprattutto nel processo di crescita, <strong>hanno bisogno di incontrarsi</strong>, di scambiarsi l’affetto anche con il tatto. La distanza non lo consente e l’esperimento a distanza diventa monco, benché produttivo di sani obiettivi raggiunti.</p>



<p>C’è bisogno di ritornare in presenza, perché è nell’intima natura umana incontrarsi e stringersi la mano, accarezzarsi, baciarsi. La parentesi potrebbe ritenersi chiusa una volta che siano terminate le ragioni che l’hanno aperta, se non fosse che tutto cambia e il nuovo piace sempre a qualcuno, anche se è già diventato obsoleto se non inutile.</p>



<p>Questa riflessione lascia immaginare una mediazione ed una sofferenza tra chi vuole incontrarsi a distanza e tra chi avverte forte la necessità di potersi toccare. Nessuno potrà negare l’efficacia della didattica a distanza per l’insegnamento rivolto a persone residenti in Paesi lontani che parlano lingue diverse e hanno l’opportunità di crescere assieme, anche attraverso mediazioni culturali e confronti tra culture diverse.</p>



<figure class="wp-block-image alignwide size-large is-style-default"><img decoding="async" loading="lazy" width="1024" height="533" src="https://www.mentedidattica.it/wp-content/uploads/2021/02/tempo-perso-1-1024x533.jpg" alt="Recuperare il tempo perso" class="wp-image-472" srcset="https://www.mentedidattica.it/wp-content/uploads/2021/02/tempo-perso-1-1024x533.jpg 1024w, https://www.mentedidattica.it/wp-content/uploads/2021/02/tempo-perso-1-300x156.jpg 300w, https://www.mentedidattica.it/wp-content/uploads/2021/02/tempo-perso-1-150x78.jpg 150w, https://www.mentedidattica.it/wp-content/uploads/2021/02/tempo-perso-1-768x400.jpg 768w, https://www.mentedidattica.it/wp-content/uploads/2021/02/tempo-perso-1.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Non si può negare la sua utilità a studenti lavoratori che altrimenti avrebbero difficoltà a raggiungere la sede della scuola e sarebbero condannati a restare nell’angolo dello svantaggio nel quale sono “sistemati”. Non si può negare l’utilità di essa negli aggiornamenti professionali. Insomma, si è aperta una porta di una casa ove ci sono tante porte e ognuna conduce in una stanza ed in ciascuna di esse c’è un mondo dove si possono incontrare le persone accomunate dalla stessa finalità che possono entrare in empatia ed apprendere per apprendere.</p>



<p><a href="https://www.mentedidattica.it/un-insegnante-senza-empatia-e-capacita-comunicativa-non-deve-insegnare/"><span class="has-inline-color has-vivid-cyan-blue-color">Con l’empatia</span></a> pure a distanza si può fare didattica, si può fare scuola, si può crescere, si può apprendere.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img src="https://www.mentedidattica.it/wp-content/uploads/2021/02/Bartolomeo-Merola.jpg" width="100"  height="100" alt="Bartolomeo Merola" itemprop="image"></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.mentedidattica.it/author/bartolomeo-merola/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Bartolomeo Merola</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Insegnante di economia aziendale e tecniche delle imprese turistiche</p>
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<div id="js_q6" class="_3058 _ui9 _hh7 _6ybn _s1- _52mr _3oh-" data-tooltip-content="10 Febbraio 2021 20:58" data-hover="tooltip" data-tooltip-position="left"></div>
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		<title>Sono un&#8217;insegnante, non sono una burocrate</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa Montone]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Feb 2021 19:28:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lettere alla scuola]]></category>
		<category><![CDATA[burocrazia]]></category>
		<category><![CDATA[competenze]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Mi piace partire dalla semantica, da ciò che dà senso e valore alla parola. SCUOLA deriva dal greco&#160;σχολή&#160;(scholè),&#160;che inizialmente indicava l&#8217;ozio, il riposo, l&#8217;occupare piacevolmente il tempo libero e solo ... </p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">Mi piace partire dalla semantica, da ciò che dà senso e valore alla parola.</p>



<p>SCUOLA deriva dal greco&nbsp;<strong><em>σχολή</em></strong>&nbsp;(<em>scholè</em>)<em>,</em>&nbsp;che inizialmente indicava l&#8217;ozio, il riposo, l&#8217;occupare piacevolmente il tempo libero e solo in seguito è passata ad indicare la discussione e la lezione, e il luogo in cui questa veniva tenuta.</p>



<p>La&nbsp;<strong><em>scholè</em></strong>&nbsp;era proprio il tempo in cui ci&nbsp;si riposava dalle fatiche della vita quotidiana per dedicarsi allo studio e al ragionamento.&nbsp;Nel corso dei secoli il significato si è esteso a indicare il “luogo in cui trascorrere il tempo libero”, cioè&nbsp;il posto in cui si tenevano discussioni filosofiche o scientifiche, che appunto i sapienti praticavano durante il loro tempo libero. Da lì poi divenne il luogo in cui&nbsp;ci si poteva istruire, ascoltandoli.</p>



<p>La radice profonda di questa parola, il senso vero che attraversa i millenni è proprio “<em>il tempo libero</em>” e non libero perché vuoto, ma perché &#8211; dall&#8217;infanzia all&#8217;università &#8211; matura le coscienze, spalanca, attraverso la conoscenza, le porte alla vita autentica, priva di servaggi e di catene.</p>



<p>Ma oggi dov’è finito tutto questo? Cos’è rimasto di questo spazio libero in cui dedicarsi all’esercizio del pensiero e del ragionamento <strong>se tutto è solo burocrazia?</strong></p>



<div class="wp-block-image is-style-default"><figure class="aligncenter size-large"><img decoding="async" loading="lazy" width="720" height="915" src="https://www.mentedidattica.it/wp-content/uploads/2021/02/insegnante-burocrate-paideia.jpg" alt="insegnante burocrate paideia" class="wp-image-483" srcset="https://www.mentedidattica.it/wp-content/uploads/2021/02/insegnante-burocrate-paideia.jpg 720w, https://www.mentedidattica.it/wp-content/uploads/2021/02/insegnante-burocrate-paideia-236x300.jpg 236w, https://www.mentedidattica.it/wp-content/uploads/2021/02/insegnante-burocrate-paideia-118x150.jpg 118w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></figure></div>



<p>Come si può promuovere la maturazione delle coscienze se tutto viene imbrigliato in griglie e schede e rubriche dove quello che conta sono la parcellizzazione, la frammentazione, la suddivisione di saperi formalizzati e pensieri uniformati?</p>



<p>Come si possono sviluppare pensiero critico, creatività, promozione di quei talenti personali ed individuali che ci rendono unici ed irripetibili, se tutti dobbiamo uniformarci nei metodi, nei mezzi e nei contenuti?</p>



<p>Sono decenni ormai che si cerca di spingere in una direzione assurda che vuole fare della scuola un’azienda ed ecco di nuovo a venirci incontro la semantica: sono spariti il direttore didattico ed il preside, oggi c’è il dirigente; sono spariti gli asili (che nella loro radice avevano l’auxilium, l’aiuto), che non sono più neanche scuola materna, ma semplicemente scuola dell’infanzia (e se non fosse chiaro cosa ciò comporta ve lo esplicito: non conta più cosa questa scuola, questo spazio si propone di fare e come lo vuole fare, ma si sposta l’attenzione sull’utente, sul “consumatore”); è sparita la scuola elementare, dove appunto si acquisivano le basi gli elementi di partenza, e al suo posto abbiamo la primaria, il primo stadio di una serie; sono sparite anche le medie (la scuola che sta nel mezzo tra l’infanzia e la giovinezza, tra le basi del sapere e le conoscenze superiori) e hanno ceduto il posto alla secondaria, beh ovvio il secondo stadio, ma poiché pareva strano poi trasformare le scuole superiori (quelle del sapere superiore, della conoscenza che si approfondisce e si affina) in scuola terziaria, dal momento che sono il terzo stadio, ecco che allora hanno aggiunto i gradi primo e secondo!</p>



<p>E ci son tanti che son convinti che tutto ciò sia stato una riforma!</p>



<p>In effetti è così,<strong> la scuola è stata ri-formata</strong>, ma nel senso che le è stata data una forma diversa che l’ha snaturata.</p>



<p>Oggi la scuola non è più quel luogo in cui docenti e discenti si incontrano, in cui insegnanti e allievi insegnano (in signum, lascio il segno) e imparano (acquisiscono conoscenze e capacità con lo studio e l’esercizio); oggi l’insegnante è ridotto sempre più a mero <strong>impiegatuccio esecutore di ordini</strong> e applicatore di sistemi didattici preconfezionati, in cui i mezzi diventano essi stessi l’unico contenuto della didattica. E gli alunni, in barba alla sbandierata centralità dello studente, diventano anch’essi semplici esecutori. Anch’essi, come gli insegnanti, mere rotelle di un ingranaggio di charlottiana memoria.</p>



<div class="wp-block-image is-style-default"><figure class="aligncenter size-large"><img decoding="async" loading="lazy" width="1024" height="576" src="https://www.mentedidattica.it/wp-content/uploads/2021/02/cattedra-1024x576.jpg" alt="cattedra" class="wp-image-484" srcset="https://www.mentedidattica.it/wp-content/uploads/2021/02/cattedra-1024x576.jpg 1024w, https://www.mentedidattica.it/wp-content/uploads/2021/02/cattedra-300x169.jpg 300w, https://www.mentedidattica.it/wp-content/uploads/2021/02/cattedra-150x84.jpg 150w, https://www.mentedidattica.it/wp-content/uploads/2021/02/cattedra-768x432.jpg 768w, https://www.mentedidattica.it/wp-content/uploads/2021/02/cattedra.jpg 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></div>



<p>Dov’è finito l’insegnante professionista con il compito e la capacità di portare avanti un progetto culturale ed educativo, l’insegnante intellettuale capace di interessare e appassionare, l’insegnante depositario di conoscenze da offrire ai discenti? Non è più questo che la scuola di oggi gli chiede, e non c’entra l’emergenza sanitaria, questa sta diventando solo un mezzo per accelerare un processo in atto da lungo tempo. Sono anni ormai che la scuola è fatta di sigle ed acronimi (POF, PTOF, PIA, PAI, PDP, PEI, UDA, TIC, DSA, BES, ADHD, GLHI, GLHO …), che nascondono il vuoto di una burocrazia sempre più invadente ed invasiva, e di anglicismi (middle management,<em>&nbsp;</em><em>problem solving,&nbsp;Integrated Learning, tutor, co-teaching …)&nbsp;</em>che non fanno altro che confondere le idee&nbsp;e rendere tutto meno chiaro ed esplicito.<em></em></p>



<p>E passiamo ora al secondo termine lo studio.</p>



<p>STUDIO deriva dal latino&nbsp;<em><strong>studium</strong></em>: applicazione, zelo, amore, passione…; connesso con il verbo latino&nbsp;<em>studere:</em>&nbsp;applicarsi a, dedicarsi a, studiare, desiderare.</p>



<p>E se lo studio è amore, studiare vuol dire amare, amare il sapere, la conoscenza, desiderare di imparare.</p>



<p>Quando si studia, come recitano i dizionari, si fa oggetto di applicazione mentale costante e metodico una disciplina, un argomento, un’arte o una tecnica al fine di apprenderla, valendosi del sussidio di libri o di altri strumenti, spesso sotto la guida di un insegnante.</p>



<p>Ci sono tutti i nuclei fondamentali che hanno caratterizzato l’etimo latino: la passione, l’assiduità, l’applicazione, la pratica, la dedizione profonda, il desiderio di imparare.</p>



<p>Il tutto finalizzato alla conoscenza.</p>



<p>Non trovo alcun accenno, in tutto questo, a <strong>competenza</strong>, parola usata ed abusata nella scuola oggi!</p>



<p>Si diventa competenti vivendo, con il tempo e nel tempo, non è la scuola che dà le competenze, la scuola fornisce gli strumenti, le conoscenze, i metodi per sviluppare competenze.</p>



<p>A scuola ai nostri alunni dobbiamo chiedere lo studio se vogliamo contribuire davvero alla loro formazione, alla loro crescita, alla loro educazione e non la mera esecuzione di compiti, né solo prestazioni finalizzate. Così facendo non credo diamo il nostro contributo perché diventino uomini e donne completi, al massimo addestriamo soldatini, bravi esecutori, impeccabili servitori, non di certo spiriti liberi e capaci di immaginare nuovi e migliori futuri.</p>



<p>L’unica accezione in cui potrei accettare a scuola la parola competenza è ancora una volta nel suo significato etimologico da<em> cum-petere</em> e dunque nel significato di chiedere insieme, convergere verso un medesimo obbiettivo, ma nulla di tutto questo è rimasto nelle competenze che dovremmo far acquisire ai nostri alunni.</p>



<p>Nulla è rimasto del suo aspetto collaborativo, anzi io miro ad essere più competente di te e dunque a superarti. E così anche le competenze diventano competizione.</p>



<div class="wp-block-image is-style-default"><figure class="aligncenter size-large"><img decoding="async" loading="lazy" width="1024" height="683" src="https://www.mentedidattica.it/wp-content/uploads/2021/02/studenti-in-competizione-1024x683.jpg" alt="studenti in competizione" class="wp-image-485" srcset="https://www.mentedidattica.it/wp-content/uploads/2021/02/studenti-in-competizione-1024x683.jpg 1024w, https://www.mentedidattica.it/wp-content/uploads/2021/02/studenti-in-competizione-300x200.jpg 300w, https://www.mentedidattica.it/wp-content/uploads/2021/02/studenti-in-competizione-150x100.jpg 150w, https://www.mentedidattica.it/wp-content/uploads/2021/02/studenti-in-competizione-768x512.jpg 768w, https://www.mentedidattica.it/wp-content/uploads/2021/02/studenti-in-competizione.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></div>



<p>Non è questa la scuola per la quale ho studiato, mi sono preparata, mi sono formata, mi aggiorno e continuo a studiare; non è questa la scuola nella quale voglio lavorare.</p>



<p>In una scuola così non mi riconosco più e mi dissocio, mi riapproprio del mio ruolo, mi ribello all’imposizione di metodi, strumenti e modelli, che scuola non sono.</p>



<p>Mi ribello ricominciando a <strong>fare più l’insegnante e meno il burocrate</strong>, dedicando le mie energie sempre più ai miei alunni e sempre meno alle scartoffie, fiumi di parole che nessuno legge, spesso vuote di significato vero, proprie di una scuola che è apparenza e non sostanza.</p>



<p>Ritorno a fare solo l’insegnante.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img alt='Rosa Montone' src='https://secure.gravatar.com/avatar/8a02fd8a2d29841dfe1bb4ad4f60ba9a?s=100&#038;d=mm&#038;r=g' srcset='https://secure.gravatar.com/avatar/8a02fd8a2d29841dfe1bb4ad4f60ba9a?s=200&#038;d=mm&#038;r=g 2x' class='avatar avatar-100 photo' height='100' width='100' itemprop="image" loading='lazy' decoding='async'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.mentedidattica.it/author/rosa-montone/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Rosa Montone</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Professoressa di lettere in una scuola secondaria in provincia di Padova</p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.mentedidattica.it/sono-uninsegnante-non-sono-una-burocrate/">Sono un&#8217;insegnante, non sono una burocrate</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.mentedidattica.it">MenteDidattica</a>.</p>
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