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	<title>dad Archivi &ndash; MenteDidattica</title>
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	<description>Insegnare Didatticamente</description>
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	<title>dad Archivi &ndash; MenteDidattica</title>
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		<title>Il problema non è la benda negli occhi, ma le interrogazioni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Laura Sposato]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Apr 2021 21:08:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Valutazione]]></category>
		<category><![CDATA[benda]]></category>
		<category><![CDATA[dad]]></category>
		<category><![CDATA[interrogazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sono una docente e leggere alcuni articoli ,alle volte, mi fanno riflettere. Mi chiedo spesso se ho sbagliato con loro, i miei ragazzi, o se opero bene. Già mi metto ... </p>
<p class="read-more-container"><a title="Il problema non è la benda negli occhi, ma le interrogazioni" class="read-more button" href="https://www.mentedidattica.it/il-problema-non-e-la-benda-negli-occhi-ma-le-interrogazioni/#more-839">Leggi tutto<span class="screen-reader-text">Il problema non è la benda negli occhi, ma le interrogazioni</span></a></p>
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<p class="has-drop-cap">Sono una docente e leggere alcuni articoli ,alle volte, mi fanno riflettere. Mi chiedo spesso se ho sbagliato con loro, i miei ragazzi, o se opero bene. Già mi metto in discussione spesso.</p>



<p>Ci sono alcune <strong>forme antiche nella scuola</strong> che andrebbero rivisitate. Ancora qualcuno non ha capito che siamo di fronte ad una evoluzione adolescenziale, un forte cambiamento a livello sociale e psicologico. È cambiato il ruolo sociale, molto risentito all&#8217;interno della famiglia, questo manda un po&#8217; tutta la<strong> società in crisi.</strong></p>



<p>Vengono meno gli affetti e si annidano sempre più silenzi, solitudine incolmabile, dove attorno ad essa si sviluppano <strong>personalità vulnerabili</strong>, molto vulnerabili. Fiumi in piena, li osservo in classe, li osservo in metro, sguardi vispi di alcuni che fanno presagire una buona riuscita sociale, altri sguardi sospesi tra una fermata e un&#8217;altra di metro, in balia di chissà cosa, forse tutto, forse niente.</p>



<p>Fiducia negata e mentre a loro neghiamo la fiducia, l&#8217;autostima crolla, al punto che se li chiami non si girano neanche… tanto cosa avrà da dirmi, che ho sbagliato l&#8217;ultimo compito o che non è andata bene<a href="https://www.mentedidattica.it/verifiche-e-interrogazioni-programmate-la-morte-della-didattica/"><span class="has-inline-color has-vivid-cyan-blue-color"> l&#8217;interrogazione</span></a>.</p>



<p>Ecco <strong>l&#8217;interrogazione</strong>, questo modus operandi che vede l&#8217;eccezione e vede anche colui/ei che non riesce a dire, forse perché timido/a, una parola. Ma la burocrazia dice questo, il ragazzo deve essere valutato. Ok, perfetto.</p>



<p>Sono il docente? Decido io la modalità in base al processo cognitivo dell&#8217;alunno.</p>



<p>Forse dovremmo imparare noi docenti che se durante la lezione imparassimo a coinvolgere i ragazzi aprendo <strong>dibattiti, confronti, criticità</strong>, riusciremmo meglio a capire i nostri alunni, il senso di criticità, sentire muovere un loro pensiero anche criticando il filosofo o poeta che al momento si sta studiando, è importantissimo, perché significa che in quel momento abbiamo dato modo al ragazzo di elaborare e <strong>assimilare l&#8217;argomento</strong> e non di imparare.</p>



<p>Assimilare, affinché tutto ciò che la loro psiche assimila, aiuterà loro a fare esperienza. È vero, ognuno ha il suo metodo, criticabile o meno, ma i ragazzi <strong>non devono essere mortificati</strong>, piuttosto diamo loro lo stimolo necessario per rimanere, rimanere con noi mentalmente durante la lezione.</p>



<p>Il mio metodo? Parto da una base di voto all&#8217; inizio dell&#8217;anno, uguale per tutti, poi sta a loro salire o scendere, io nel frattempo <strong>ho dato fiducia</strong>.</p>



<p>Faccio bene? Non lo so. So solo che non ho perso mai nessuno.</p>



<p>Sarebbe bello se al posto delle interrogazioni ci fosse un grande dibattito, una costruzione dell&#8217;essere che solo la scuola è in grado di dare.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img alt='Laura Sposato' src='https://secure.gravatar.com/avatar/8d0ae6c70d434ab5a2ba0544e60505d5?s=100&#038;d=mm&#038;r=g' srcset='https://secure.gravatar.com/avatar/8d0ae6c70d434ab5a2ba0544e60505d5?s=200&#038;d=mm&#038;r=g 2x' class='avatar avatar-100 photo' height='100' width='100' itemprop="image" loading='lazy' decoding='async'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.mentedidattica.it/author/laura-sposato/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Laura Sposato</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Sociologa</p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.mentedidattica.it/il-problema-non-e-la-benda-negli-occhi-ma-le-interrogazioni/">Il problema non è la benda negli occhi, ma le interrogazioni</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.mentedidattica.it">MenteDidattica</a>.</p>
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		<title>Recuperare il tempo perso o recuperare la qualità dell’insegnamento?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marina Malloni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Feb 2021 17:38:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Benessere a scuola]]></category>
		<category><![CDATA[dad]]></category>
		<category><![CDATA[insegnare]]></category>
		<category><![CDATA[tempo perso]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sono sempre più incalzanti le voci circa l’intenzione di Draghi di prolungare il calendario scolastico fino alla fine del mese di giugno per recuperare il tempo perso. Nulla si sa ... </p>
<p class="read-more-container"><a title="Recuperare il tempo perso o recuperare la qualità dell’insegnamento?" class="read-more button" href="https://www.mentedidattica.it/recuperare-il-tempo-perso-o-recuperare-la-qualita-dellinsegnamento/#more-467">Leggi tutto<span class="screen-reader-text">Recuperare il tempo perso o recuperare la qualità dell’insegnamento?</span></a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Sono sempre più incalzanti le voci circa l’intenzione di Draghi di prolungare il calendario scolastico fino alla fine del mese di giugno per <strong>recuperare il tempo perso.</strong></p>



<p>Nulla si sa del pensiero del neo-ministro in merito, si sa che a lui stanno molto a cuore l’inclusione, la valutazione e l’innovazione. Ma questa è un’altra storia.</p>



<p>Restiamo sull’idea di “recupero”. Recuperare il tempo perso o recuperare la qualità dell’insegnamento? <strong>Tempo non se n’è perso</strong>. La primaria e la secondaria di primo grado sono sempre state in presenza. Nella secondaria di secondo grado, a distanza, abbiamo lavorato almeno come se fossimo stati in presenza, mantenendo in piedi moduli organizzativi e orari diversificati, compiti, valutazione e apprendimenti.</p>



<p>Ci è stato detto che quest’anno la DID era una cosa seria, che avremmo dovuto valutare e registrare assenze e presenze, e, se necessario, bocciare (sempre che l’aumento delle bocciature possa costituire un indicatore di qualità). L’abbiamo fatto, abbiamo registrato videolezioni, fatto appelli impossibili, spiegato e interrogato, condiviso materiali e strategie innovative, mandato messaggi e ricevuto messaggi a qualsiasi ora, sollecitato i recalcitranti e ascoltato gli sfiduciati… inutile riepilogare le opere di misericordia didattiche!</p>



<div class="wp-block-image is-style-default"><figure class="aligncenter size-large"><img decoding="async" width="1000" height="998" src="https://www.mentedidattica.it/wp-content/uploads/2021/02/didattica-a-distanza-tempo-perso.jpg" alt="didattica a distanza recuperare il tempo perso" class="wp-image-468" srcset="https://www.mentedidattica.it/wp-content/uploads/2021/02/didattica-a-distanza-tempo-perso.jpg 1000w, https://www.mentedidattica.it/wp-content/uploads/2021/02/didattica-a-distanza-tempo-perso-300x300.jpg 300w, https://www.mentedidattica.it/wp-content/uploads/2021/02/didattica-a-distanza-tempo-perso-150x150.jpg 150w, https://www.mentedidattica.it/wp-content/uploads/2021/02/didattica-a-distanza-tempo-perso-768x766.jpg 768w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></figure></div>



<p>Abbiamo ridotto la distanza cercando di attuare una <strong>didattica di vicinanza</strong>, grazie a dei dispositivi tecnologici un tempo rifiutati, ora tollerati come male minore. Nessuno se ne vanti, abbiamo fatto il nostro dovere. Ma l’abbiamo fatto.</p>



<p>Perché, allora, parliamo di recupero? Non ci è mancato il tempo, il quarto d’ora in meno in ogni lezione ha inciso, sì, ma non in modo significativo. Ci è mancata la relazione educativa, la costanza dell’esercizio e la certezza di avere un tempo dedicato in un luogo appartato che fosse “casa” per gli studenti e i docenti. Luogo che sarebbe stato sicuro e praticabile se avessimo avuto <strong>classi meno numerose</strong>, più docenti e aule spaziose, accoglienti e modulari, come richiesto da anni.</p>



<p>Non è la quantità dei contenuti e delle lezioni il punto debole della didattica a distanza integrata, ma la sostanza stessa dell’essere scuola e del faticoso, assiduo, diuturno cercare insieme e costruire insieme un sapere esistenziale, una cultura che dia respiro e senso alla vita. Questo abbiamo cercato di fare con i mezzi che avevamo, questo “<em>travaglio</em>” (travagliare= lavorare) è stato l’impegno di una scuola che ha cercato di funzionare in modo che nessuno restasse indietro, con i pochi strumenti che ci sono stati dati.</p>



<p>Intere zone territoriali non coperte dalla banda larga o prive di connessione, alunni costretti a collegarsi dall’unica stanza comune con PC presi in comodato a scuola perché un PC per figlio non c’era, con i genitori in casa perché lavoravano a distanza, o, peggio, perché non lavoravano più. E ci siamo inventati di tutto: Modem e Giga in concessione gratuita, strumenti in dotazione, inclusione per i BES, extra collegamenti, anche fuori orario. Se ci avessero detto che era tutto uno scherzo, l’avremmo presa diversamente.</p>



<p>Ed ora scopro che anche qualche sindacato <strong><a href="https://www.youreduaction.it/prolungamento-calendario-scolastico-furlan-serve-confronto/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">è disposto a cedere</a></strong>. Non sono in discussione i quindici giorni. Ormai lo sanno tutti che siamo in servizio fino al 30 giugno, poi abbiamo gli Esami di Stato e i corsi di recupero ad agosto… lo sanno tutti, no? Sanno tutti che i ragazzi sono stanchi perché anche loro hanno faticato davanti al PC, con occhi che bruciavano, interrogazioni <a href="https://www.mentedidattica.it/la-scuola-non-si-fida-degli-insegnanti/">viziate dalla sfiducia reciproca</a> del ”io so che tu sai che io so”, quindi il docente deve giocare a fare il detective… senza poter scherzare coi compagni e godere del cameratismo che costituisce, quello sì, il bello della scuola. Sanno tutti che a giugno in Italia fa caldo, che in classe si soffoca con le mascherine per cinque ore, che l’<strong>Outdoor education</strong> è improponibile nei fazzolettini di cortile che molte scuole si ritrovano.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-style-default"><img decoding="async" loading="lazy" width="979" height="853" src="https://www.mentedidattica.it/wp-content/uploads/2021/02/outdoor-education-tempo-perso.jpg" alt="outdoor education recuperare il tempo perso" class="wp-image-469" srcset="https://www.mentedidattica.it/wp-content/uploads/2021/02/outdoor-education-tempo-perso.jpg 979w, https://www.mentedidattica.it/wp-content/uploads/2021/02/outdoor-education-tempo-perso-300x261.jpg 300w, https://www.mentedidattica.it/wp-content/uploads/2021/02/outdoor-education-tempo-perso-150x131.jpg 150w, https://www.mentedidattica.it/wp-content/uploads/2021/02/outdoor-education-tempo-perso-768x669.jpg 768w" sizes="(max-width: 979px) 100vw, 979px" /></figure>



<p>Quello che molti dimenticano è che imporre un’extra time alla fine del percorso, quando la motivazione se n’è andata, quando gli esami sono vicini e prorogarli significa allontanare i test d’ingresso, le agognate vacanze e la libertà, non facilita l’apprendimento.</p>



<p>Mentre scrivo due squadre di calcio si stanno contendendo i tre punti di rito: cambierebbe molto se l’arbitro concedesse qualche minuto in più di recupero? Certo, con un po&#8217; di fortuna… ma vogliamo trasmettere questo? O non vogliamo, forse, inviare un segnale di disponibilità ad una nazione che da un po&#8217; di tempo ha perso fiducia nella scuola e nei docenti, invidiati per la <strong>sicurezza del posto fisso </strong>di zaloniana memoria?</p>



<div class="wp-block-image is-style-default"><figure class="aligncenter size-large"><img decoding="async" loading="lazy" width="1024" height="640" src="https://www.mentedidattica.it/wp-content/uploads/2021/02/checco-zalone-posto-fisso-1024x640.jpg" alt="checco zalone posto fisso" class="wp-image-470" srcset="https://www.mentedidattica.it/wp-content/uploads/2021/02/checco-zalone-posto-fisso-1024x640.jpg 1024w, https://www.mentedidattica.it/wp-content/uploads/2021/02/checco-zalone-posto-fisso-300x188.jpg 300w, https://www.mentedidattica.it/wp-content/uploads/2021/02/checco-zalone-posto-fisso-150x94.jpg 150w, https://www.mentedidattica.it/wp-content/uploads/2021/02/checco-zalone-posto-fisso-768x480.jpg 768w, https://www.mentedidattica.it/wp-content/uploads/2021/02/checco-zalone-posto-fisso.jpg 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></div>



<p>Davvero, l’impressione è che ci si stia piegando ad una manovra, tutto sommato poco dispendiosa per noi docenti, ma pericolosa per il messaggio che si sta comunicando: ci sentiamo in colpa per i privilegi di cui disponiamo e, quindi, <strong>chiniamo il capo</strong>. Pensavo si stesse parlando di recupero, mi accorgo ora che si tratta di espiazione.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img src="https://www.mentedidattica.it/wp-content/uploads/2021/02/Marina-Malloni.jpg" width="100"  height="100" alt="Marina Malloni" itemprop="image"></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.mentedidattica.it/author/marina-malloni/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Marina Malloni</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>docente di filosofia e scienze umane presso il liceo classico e delle scienze umane &#8220;A. Caro&#8221; di Fermo</p>
</div></div><div class="clearfix"></div><div class="saboxplugin-socials sabox-colored"><a title="Facebook" target="_blank" href="https://www.facebook.com/marina.malloni" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-color"><svg class="sab-facebook" viewBox="0 0 500 500.7" xml:space="preserve" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><path class="st0" d="m499.4 250.9c0 9.9-0.6 19.7-1.7 29.2-0.1 0.6-0.1 1.1-0.2 1.7-0.8 6.3-1.8 12.4-3 18.5-0.2 1.1-0.5 2.2-0.7 3.3-1.2 5.6-2.6 11-4.2 16.5-23.4 81.3-87.1 145.6-168.2 169.8-4.5 1.3-9.1 2.6-13.7 3.7-7.6 1.8-15.4 3.3-23.3 4.4-5.5 0.8-11.1 1.3-16.7 1.7-0.8 0.1-1.6 0.1-2.4 0.1-5 0.3-10.1 0.4-15.2 0.4-137.8 0-249.4-111.6-249.4-249.3s111.6-249.4 249.4-249.4 249.3 111.7 249.3 249.4z" fill="#3b5998" /><path class="st1" d="m493.8 303.6c-1.2 5.6-2.6 11-4.2 16.5-23.4 81.3-87.1 145.6-168.2 169.8-4.5 1.3-9.1 2.6-13.7 3.7l-100.9-101 1.8-3.5 2.1-76.7-45.3-43.7 41.3-31 30-95.3 71.4-24.7 185.7 185.9z" /><path class="st2" d="M206.8,392.6V268.8h-41.5v-49.2h41.5v-38.8c0-42.1,25.7-65,63.3-65c18,0,33.5,1.4,38,1.9v44H282  c-20.4,0-24.4,9.7-24.4,24v33.9h46.1l-6.3,49.2h-39.8v123.8" /></svg></span></a></div></div></div><p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.mentedidattica.it/recuperare-il-tempo-perso-o-recuperare-la-qualita-dellinsegnamento/">Recuperare il tempo perso o recuperare la qualità dell’insegnamento?</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.mentedidattica.it">MenteDidattica</a>.</p>
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		<title>L&#8217;insegnante si riprenda la sua funzione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maria Luigia Di Stefano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Feb 2021 16:58:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Formazione docenti]]></category>
		<category><![CDATA[dad]]></category>
		<category><![CDATA[etimologia]]></category>
		<category><![CDATA[insegnare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Scuole chiuse, dall&#8217;aspetto di cattedrali solitarie, insegnanti ed alunni mascherati, confinati nello spazio ristretto della propria casa o aula, davanti ad uno schermo nero su cui ammiccano occhi che palpitano ... </p>
<p class="read-more-container"><a title="L&#8217;insegnante si riprenda la sua funzione" class="read-more button" href="https://www.mentedidattica.it/linsegnante-si-riprenda-la-sua-funzione/#more-347">Leggi tutto<span class="screen-reader-text">L&#8217;insegnante si riprenda la sua funzione</span></a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">Scuole chiuse, dall&#8217;aspetto di cattedrali solitarie, insegnanti ed alunni mascherati, confinati nello spazio ristretto della propria casa o aula, davanti ad uno schermo nero su cui ammiccano occhi che palpitano ad intermittenza, nell&#8217;immobilità del presente, nella sospensione delle attese, nell&#8217;incertezza del futuro.</p>



<p>Il quadro della scuola oggi mentre, fuori, isolamento e protesta.</p>



<p>Cosa insegnare e perché insegnare? È un nuovo modo di far lezione mentre la perdita del contatto umano disgrega la società e la DaD, tecnologicamente ottima, ha fatto scoprire nuove orizzonti, ha, nell&#8217;emergenza, salvato ed impegnato le menti pur contribuendo a formare piccoli fantasmi intellettuali.</p>



<p>Di questo alcuni insegnanti si erano accorti; già prima della DaD c&#8217;erano stati tutti i segnali, si era scivolati verso il qualunquismo, verso<strong> l&#8217;inedia intellettuale </strong>ed il pressapochismo poco scientifico che ha condotto alla forma di permissivismo sociale che tutto è tranne democrazia. La figura dell&#8217;insegnante ne è uscita diminuita, limitata, derisa.</p>



<p>Poi, una mattina, il mondo si è svegliato ed ha scoperto di avere la peste, non un fuggi fuggi ma un serrare le porte, sprangare le finestre e l&#8217;insegnante, già assistente sociale e psicologo, dopo aver attraversato il brainstorming, aver adottato il principio dei gruppi di studio, della mappatura per poter arrivare al problem solving e, dopo aver rovesciato la sua classe nella <strong>flipped classroom per arrivare al debate</strong>, per dare spazio alla creatività, dopo essere stato giocoliere, si è improvvisato tecnico a distanza, in modo più o meno brillante.</p>



<p>A questo punto resta una sola cosa da fare dato che l&#8217;istruzione costa molto meno dell&#8217;ignoranza, come qualcuno ha detto, bisogna<strong> tornare all&#8217;etimologia </strong>della parola insegnante.</p>



<p>Se insegnare vuol dire <strong>lasciare un segno</strong>, cosa pressocché impossibile nella società liquida in cui viviamo, bisogna trovare il coraggio di imporsi come educatori e come guide a tutela dell&#8217;intelligenza e istruzione non vuol dire memorizzare ma, capire come si evolvono i fatti di ogni scienza.</p>



<p>Insegnare vuol dire lasciare un segno che dia la capacità di interpretare i segni. L&#8217;insegnante si riprenda la sua funzione.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img src="https://www.mentedidattica.it/wp-content/uploads/2021/02/Maria-Luigia-Di-Stefano.jpg" width="100"  height="100" alt="Maria Luigia Di Stefano" itemprop="image"></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.mentedidattica.it/author/maria-luigia-di-stefano/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Maria Luigia Di Stefano</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Insegnante presso Scuole Manzoni di Bologna (Fondazione Malavisi). Laureata in Lettere classiche, ha insegnato Italiano come L2 in Grecia. Collabora con l&#8217;Università per l&#8217;insegnamento della lingua Greco Moderno</p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.mentedidattica.it/linsegnante-si-riprenda-la-sua-funzione/">L&#8217;insegnante si riprenda la sua funzione</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.mentedidattica.it">MenteDidattica</a>.</p>
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		<title>Abbiamo bisogno di risorse, piani di sicurezza adeguati e nuove strategie didattiche</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giovanna Di Camillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Jan 2021 13:41:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Formazione docenti]]></category>
		<category><![CDATA[dad]]></category>
		<category><![CDATA[didattica]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel corso degli anni di lavoro ne abbiamo viste di riforme scorrere sotto i ponti. Ci siamo rimessi sempre in discussione, con la passione e l&#8217;amore per il nostro lavoro. ... </p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">Nel corso degli anni di lavoro ne abbiamo viste di riforme scorrere sotto i ponti. Ci siamo rimessi sempre in discussione, con la passione e l&#8217;amore per il nostro lavoro.</p>



<p>L&#8217;ultima, però, è stata <strong>la prova più difficile di tutte </strong>perché ci ha colti all&#8217;improvviso, costringendoci a modificare le nostre abitudini consolidate nel corso del tempo.</p>



<p>Dover <strong>reinventare la didattica </strong>nel giro di un mese, cambiare strategie, modi di approcciarci con gli alunni, di spiegare e farsi capire a distanza. Inizialmente sembrava impossibile, ma poi, come nostra abitudine, ci siamo messi alla prova e abbiamo superato anche questo ostacolo enorme. Abbiamo potuto contare solo sul nostro senso del dovere e la nostra volontà di metterci in gioco.</p>



<p>Ma ora non bastano più, ci vuole ben altro. Occorrono risorse, piani di sicurezza adeguati, <strong>nuove strategie didattiche</strong> che si adattino ai bisogni degli alunni in questo difficile momento per tutti. Occorrono interventi radicali che salvaguardino il diritto allo studio per tutti gli alunni: dalla scuola dell&#8217;infanzia, alla secondaria di secondo grado. E poi alle università che in questa pandemia sono state completamente dimenticate.</p>



<p>Non bastano banchi con le rotelle monoposto, oppure qualche nuovo arredo per le aule o qualche tablet rottamato per agevolare le famiglie che non hanno possibilità di acquistarne uno nuovo per la DAD.</p>



<p>No, ora i nodi sono venuti tutti al pettine, le carenze accumulate negli anni sono venute tutte alla luce dei riflettori. È venuta fuori <strong>tutta la negligenza del passato</strong> fino ai nostri giorni. Ora non è più tempo di puntare il dito contro chi ci ha preceduti, ma di rimboccarsi le maniche e di rendere le nostre scuole degne delle scuole Europee. Perché i nostri studenti lo meritano perché non sono ragazzi di serie B.</p>



<p>Loro rivendicano il loro diritto di apprendere come è sancito nella &#8220;<em>Convenzione Internazionale sui diritti dell&#8217;infanzia e dell&#8217;adolescenza</em>&#8220;. Essi non sono numeri ma individui e come tali hanno diritto di essere considerati con i loro bisogni e le loro esigenze, che sicuramente non consistono in migliaia di banchi a rotelle acquistati con denaro pubblico che poteva essere utilizzato per altro.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img alt='Giovanna Di Camillo' src='https://secure.gravatar.com/avatar/135e46e60541cd98a8bf4f70fb2b1a7d?s=100&#038;d=mm&#038;r=g' srcset='https://secure.gravatar.com/avatar/135e46e60541cd98a8bf4f70fb2b1a7d?s=200&#038;d=mm&#038;r=g 2x' class='avatar avatar-100 photo' height='100' width='100' itemprop="image" loading='lazy' decoding='async'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.mentedidattica.it/author/giovanna-di-camillo/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Giovanna Di Camillo</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"></div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.mentedidattica.it/abbiamo-bisogno-di-risorse-piani-di-sicurezza-adeguati-e-nuove-strategie-didattiche/">Abbiamo bisogno di risorse, piani di sicurezza adeguati e nuove strategie didattiche</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.mentedidattica.it">MenteDidattica</a>.</p>
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		<title>Gli insegnanti non decidono</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Caterina Ruta]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Jan 2021 14:29:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Professione Insegnante]]></category>
		<category><![CDATA[dad]]></category>
		<category><![CDATA[decidere]]></category>
		<category><![CDATA[maestra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ricordo perfettamente quando arrivò la lettera. Quella che avrebbe cambiato tutto. Mi si chiedeva di diventare una maestra. Sarei entrata in una classe e poi in un&#8217;altra, a fare la ... </p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">Ricordo perfettamente quando arrivò la lettera. Quella che avrebbe cambiato tutto. Mi si chiedeva di <strong>diventare una maestra</strong>. Sarei entrata in una classe e poi in un&#8217;altra, a fare la differenza.</p>



<p>Credo sia stata una delle emozioni più grandi della mia vita. Avrei lasciato il mio vecchio lavoro, in un ufficio marketing per cui curavo la corrispondenza. Non ero disoccupata, non ero a caccia di un lavoro. Mai fatta una supplenza, dopo il concorso, cominciato a un mese dalla laurea in lingue, anno 1994, perché avevo le mie otto ore ed andava bene così.</p>



<p>Ma insegnare era meglio. Il meglio che potessi immaginare di fare nella vita. Scuola primaria perché, come diceva la Montessori, <strong>sono loro l&#8217;umanità migliore</strong> e si può incidere tanto a quell&#8217;età. Nella mia prova d&#8217;esame (si cominciava a parlare di &#8220;autonomia&#8221;) avevo scritto in modo appassionato di come &#8220;<em>Lettere a una professoressa</em>&#8221; mi avesse fulminato.</p>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p>Amateli&nbsp;gli alunni, come fossero vostri figli. Loro lo sentono cosa proviamo per loro. In base a ciò che sappiamo dare, tanto potremo ricevere</p><cite>Maria Montessori</cite></blockquote></figure>



<p>Non è giusto fare parti uguali tra diversi. Ogni realtà classe è unica e va seguita in modo diverso, in base agli elementi che la compongono. Tener conto di tutto e tutti. Non dar niente per scontato. E nessuno. Non smettere d&#8217;imparare, di provare, di cadere e rialzarsi. Ero orgogliosa.</p>



<p>&#8220;<em>Ma tu, sei abbastanza grande per stare qui?</em>&#8221; Mi ha detto una voce piccola e decisa, il primo giorno. Non sarà uno scherzetto, ho capito subito. La scuola elementare, come si chiamava ancora nel 1998, non aveva pc ma io non ne avevo bisogno. Oltre ai libri di testo, portavo a scuola articoli, poesie, libri miei che volevo condividere, canzoni che chiamavo &#8220;poesie in musica&#8221;.</p>



<p>Era bello dare e ricevere. Mi sentivo utile e arricchita, ogni anno. Poi è arrivata la<strong> Moratti e le <a href="http://www.italomagno.com/articoli/provincia/moratti.htm" target="_blank" rel="noreferrer noopener">sue tre &#8220;i&#8221;</a></strong>. Hanno cominciato a contrarre le ore, buttando però roba a caso nell&#8217;orario (motoria? informatica? inglese?)… Ma le 30 ore son diventate 27. Meno di tutto, quindi. È cambiato il nome in &#8220;primaria&#8221;, hanno tolto gli esami di quinta, prezioso momento di riflessione sul percorso, sottratto dall&#8217;oggi al domani, senza consultare nessuno.</p>



<p>Ha fatto il suo ingresso trionfale <strong>l&#8217;Invalsi</strong>. Un Invalsi fai da te, all&#8217;inizio: abbiamo elaborato le prime prove noi docenti. Poi, no: ci hanno ripensato. Non più noi, ma un gruppo ristretto e lontano da ogni possibile realtà ha tirato fuori dal cappello esami degni di un quiz a premi della tv. Senza premi, però. Deprimente per chi non è livellato col loro metro, fonte di ansia e frustrazione per operatori e utenti. Noi, come impiegati, a tabulare gratis le risposte per il cervellone.</p>



<p>Ed ecco le prove oggettive e l&#8217;insediamento definitivo di un presunto sistema di valutazione con<strong> griglie e parametri definiti</strong>, in nome della garanzia della qualità dell&#8217;istruzione &#8220;somministrata&#8221;. Tipo medicina, cioè. Pensare all&#8217;obbligo di redigere PTOF, PdM, Rav… mille cose a tutela di una &#8220;scuola di qualità&#8221;. E gli Open Day con gli <strong>insegnanti promoter </strong>sorridenti di progetti e progettini a far da vetrina. I genitori &#8220;consumatori&#8221; da accontentare. <strong>Caduta libera.</strong></p>



<p>Fino ad oggi. Emergenza Covid. E adesso? La maggioranza si è rimboccata le maniche e<strong> si è data da fare</strong>, senza risparmiarsi. Senza che nessuno gliel&#8217;avesse chiesto. Senza che nessuno ringraziasse per questo. Né lo farà dopo. Ho passato anch&#8217;io giorni, settimane ad aggiornarmi su piattaforme, videolezioni. Tutto, pur di raggiungere i miei alunni in qualche modo.</p>



<p>Poi i primi segni di vita: forse a settembre anticiperemo l&#8217;Invalsi, così valutiamo la situazione. In effetti, se ne sentiva l&#8217;esigenza. A giugno eravamo già sommersi da tonnellate di carte. Che non ci si scordi di pdp, registro elettronico e cronoprogrammi, anche se non abbiamo più messo piede a scuola e il rapporto personale è stato solo un <strong>ciao maestra da Zoom</strong>. La formazione possibile era nella mia testa.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img decoding="async" loading="lazy" width="1000" height="750" src="https://www.mentedidattica.it/wp-content/uploads/2021/01/insegnanti-non-decidono-dad.jpg" alt="" class="wp-image-171" srcset="https://www.mentedidattica.it/wp-content/uploads/2021/01/insegnanti-non-decidono-dad.jpg 1000w, https://www.mentedidattica.it/wp-content/uploads/2021/01/insegnanti-non-decidono-dad-300x225.jpg 300w, https://www.mentedidattica.it/wp-content/uploads/2021/01/insegnanti-non-decidono-dad-150x113.jpg 150w, https://www.mentedidattica.it/wp-content/uploads/2021/01/insegnanti-non-decidono-dad-768x576.jpg 768w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></figure></div>



<p>La <a href="https://www.mentedidattica.it/valutazione-alla-primaria-non-me-la-metti-la-faccina-coi-cuori-maestra/">valutazione </a>capillare, per una volta, avremmo anche potuto mandarla a quel paese. Scherziamo? A settembre mascherine e protocolli rigidi. Grosso impegno per organizzare la presenza in sicurezza. Sì, perché <strong>vorremmo disperatamente tornare</strong>. Vederci, almeno. Anche a un metro di distanza. Alti e bassi.</p>



<p>Siamo in Puglia e inizia il braccio di ferro: scuola chiusa/scuola aperta. Anzi no: entrambe. Entrambe, sì: trasformatevi in studi televisivi e garantite la didattica sincrona a casa, mentre seguite i presenti in aula. Fa niente se non c&#8217;è rete. La rete ce la potenziano. Intanto.</p>



<p>Mi sentite? Non vi sento. I genitori decidono, sorry. I politici decidono. Gli insegnanti, no, nuovamente no: quelli <strong>non li hanno nemmeno pensati</strong>. Loro eseguiranno e basta, come al solito.</p>



<p>Buffo, no triste, terribile, ma vero.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img src="https://www.mentedidattica.it/wp-content/uploads/2021/01/caterina-ruta.jpg" width="100"  height="100" alt="caterina ruta" itemprop="image"></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.mentedidattica.it/author/caterina-ruta/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Caterina Ruta</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Insegnante alla scuola primaria &#8220;Falcone&#8221; di Conversano come maestra prevalente</p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.mentedidattica.it/gli-insegnanti-non-decidono/">Gli insegnanti non decidono</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.mentedidattica.it">MenteDidattica</a>.</p>
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		<title>La carenza della formazione docenti, insegnare conoscendo solo la materia non basta più</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Ciasullo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 Jan 2021 12:04:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Formazione docenti]]></category>
		<category><![CDATA[dad]]></category>
		<category><![CDATA[insegnante]]></category>
		<category><![CDATA[materia scolastica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In un saggio di Marino Raicich del 1960, che riprendeva l’opera di Santoni Rugiu del 1959 dal titolo “Il professore nella scuola italiana”, si esaminava come la formazione docenti di ... </p>
<p class="read-more-container"><a title="La carenza della formazione docenti, insegnare conoscendo solo la materia non basta più" class="read-more button" href="https://www.mentedidattica.it/la-carenza-della-formazione-docenti-insegnare-conoscendo-solo-la-materia-non-basta-piu/#more-125">Leggi tutto<span class="screen-reader-text">La carenza della formazione docenti, insegnare conoscendo solo la materia non basta più</span></a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>In un saggio di Marino Raicich del 1960, che riprendeva l’opera di Santoni Rugiu del 1959 dal titolo “<em>Il professore nella scuola italiana</em>”, si esaminava come la<strong> formazione docenti </strong>di quel periodo risultasse <strong>carente </strong>e di conseguenza l’intera preparazione degli insegnanti della scuola secondaria del Paese lo fosse.</p>



<p>Il testo di Santoni Rugiu assumeva un fortissimo valore simbolico anche perché veniva scritto un secolo dopo l’emanazione della celeberrima <em>Legge Casati</em>, primo vero corpus giuridico da cui derivava l’organizzazione della scuola italiana.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img decoding="async" loading="lazy" width="591" height="768" src="https://www.mentedidattica.it/wp-content/uploads/2021/01/professore-della-scuola-italiana.jpg" alt="professore della scuola italiana" class="wp-image-136" srcset="https://www.mentedidattica.it/wp-content/uploads/2021/01/professore-della-scuola-italiana.jpg 591w, https://www.mentedidattica.it/wp-content/uploads/2021/01/professore-della-scuola-italiana-231x300.jpg 231w, https://www.mentedidattica.it/wp-content/uploads/2021/01/professore-della-scuola-italiana-115x150.jpg 115w" sizes="(max-width: 591px) 100vw, 591px" /></figure></div>



<p>Nel testo di Santoni Rugiu, tra le altre cose, si discuteva della professionalità docente citando le trasformazioni a cui era sottoposta la società italiana del periodo e lo faceva analizzando i <strong>due canali principali </strong>che uno studente poteva seguire per la sua formazione: preparazione tecnica professionale o studi per le superiori e di preparazione all’università.</p>



<p class="has-large-font-size"><strong>ESIGENZE FORMATIVE DEGLI INSEGNANTI</strong></p>



<p>Non eravamo ancora in presenza della cosiddetta “<em>scuola media unica</em>” che avvenne dopo qualche anno dalla pubblicazione delle “<em>noterelle e schermaglie</em>” di Raicich. Scuola media unica del ’62 che garantiva percorsi intermedi uguali ad alunni di diverse estrazioni sociali che prima di allora in realtà risentivano profondamente delle rispettive condizioni sociali ai fini della scelta delle scuole da frequentare. Queste transizioni iniziavano a determinare un dibattito circa le <strong>esigenze formative del corpo docenti</strong> che andava riformandosi.</p>



<p>Si cita in quel testo del ruolo del docente di latino che per lungo periodo “<em>ha avuto una posizione centrale, anche come prestigio pubblico</em>” assunto come paradigma centrale di un’autorità scolastica che andava riformandosi.<br>Ed è così che da questi numerosi spunti pedagogici si è in grado di percepire quanto la formazione docenti da un certo punto in avanti della storia della scuola italiana sia diventata argomento centrale nell’organizzazione delle prospettive e le conseguenze educative che andavano delineandosi.</p>



<p>Consentire l’immissione in ruolo tramite le famose GaE, i concorsi speciali per i supplenti “precari storici” o garantire una formazione post-universitaria abilitante? Scuole di Specializzazione all’Insegnamento Secondario, Percorsi abilitanti speciali, Tirocini Formativi Attivi e ultimamente i Percorsi Formativi per i 24 crediti formativi universitari, sono stati e sono un insieme di strumenti giuridici e formativi che avrebbero dovuto garantire alla scuola italiana la presenza in cattedra di un gruppo di docenti qualificati, motivati e fortemente preparati sotto il profilo pedagogico-didattico.</p>



<p>Percorsi formativi, che superando la connotazione limitativa di semplice lasciapassare giuridico necessario ad intraprendere l’intricato percorso dell’insegnamento, diventassero palestre pedagogiche in grado di formare il corpo docenti italiano ad<strong> ulteriori competenze </strong>oltre quelle appartenenti alla propria classe di concorso e alle discipline insegnate.</p>



<p class="has-large-font-size"><strong>CONOSCERE LA PROPRIA MATERIA NON BASTA PIÙ</strong></p>



<p>Siamo passati così dal ritenere le competenze nelle singole discipline – la conoscenza delle proprie materie – da <strong>condizione sufficiente per insegnare</strong> a elemento parziale e complementare di ulteriori necessarie e più articolate competenze da maturare negli ambiti delle scienze dell’educazione.</p>



<p>Si è compreso cioè che la qualità di un docente non poteva essere più vincolata soltanto <strong>all’ambito disciplinare</strong> che insegnava ma alle ulteriori capacità organizzative, sperimentali, metodologiche, <a href="https://www.mentedidattica.it/un-insegnante-senza-empatia-e-capacita-comunicativa-non-deve-insegnare/">empatiche </a>che era ed è in grado di mettere in campo durante l’esercizio della propria professione. Parlare di professione docente oggi significa affrontare il complesso tema dell<strong>a trasformazione personale</strong>, della capacità di farsi interpreti e “attori” di una transizione continua, dinamica, che si svolge mediante il porsi dapprima metariflessivamente, interrogandosi continuamente sul proprio “<em>essere</em>” docente e dopo comprendendo quanto la propria professionalità si espliciti nella capacità di trasformare i contesti, renderli significativi e promotori di cambiamento.</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>Nell’insegnamento non si può vedere il frutto di una giornata di lavoro. È invisibile e rimane così, forse per venti anni.</p><cite>Jacques Barzun</cite></blockquote>



<p>È nell’atto della trasformazione, dell’inventiva, della creatività, della sperimentalità che si realizza l’essere “<em><strong>insegnanti</strong></em>” (coloro che lasciano il segno) e per farlo c’è bisogno di una formazione che travalichi gli ambiti delle didattiche disciplinari per approdare ad una prospettiva onnicomprensiva, olistica, in cui il docente – in relazione profonda con il proprio contesto – sia promotore armonico di adeguate situazioni di crescita dei propri studenti.</p>



<p>Ripensarsi significa anche e soprattutto essere in grado di percepire che la trasformazione passa per le <strong>competenze digitali</strong>, per la conoscenza profonda di quelle che Flavia Santoianni chiama “<em>logiche elementari</em>” cioè forme implicite prototipali dell’apprendimento profondo; della spazialità intesa sia come elemento tridimensionale entro cui si svolge il processo formativo, sia come processo mentale profondo; della corporeità, da sempre “mutilata” nella scuola italiana, ma fortemente coinvolta nello sviluppo della cosiddetta conoscenza “incarnata”.</p>



<p>Siegel in un suo testo chiamato “<em>i misteri della mente</em>” scriveva che la mente possiamo immaginarla e interpretarla <strong>sia come sostantivo che come verbo</strong>; noi dovremmo immaginare che la scuola italiana, oggi come non mai, ha l’opportunità di trasformarsi sia <strong>nella forma che nella sostanza </strong>in un’interazione soggetto/ambiente in transizione continua, così come avrebbe detto Elisa Frauenfelder.</p>



<p class="has-large-font-size"><strong>DOCENTI PROFESSIONISTI, NON &#8220;MISSIONARI&#8221;</strong></p>



<p>Per fare ciò la scuola <strong>non ha bisogno di “missionari” laici,</strong> di “vocazioni” professionali, di romanticismo ingenuo ma di professionisti del processo educativo: conoscitori esperti della propria disciplina, delle dinamiche apprenditive, degli strumenti tecnologici a propria disposizione e dunque di conoscitori profondi dei processi formativi.</p>



<figure class="wp-block-pullquote is-style-default"><blockquote><p>I buoni insegnanti sono costosi, ma i cattivi maestri costano di più.</p><cite>Bob Talbert</cite></blockquote></figure>



<p>Abbiamo bisogno cioè di persone in grado di declinare la propria mente e di consentire di perseguire le esigenze trasformative proprie delle menti altrui, in grado di comprendere che si può rimanere se stessi anche se si è promotori profondi di cambiamento. Essere menti, come verbi attivi in continuo divenire.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img src="https://www.mentedidattica.it/wp-content/uploads/2021/01/alessandro-ciasullo.jpg" width="100"  height="100" alt="alessandro ciasullo" itemprop="image"></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.mentedidattica.it/author/alessandro-ciasullo/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Alessandro Ciasullo</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>ricercatore di pedagogia sperimentale presso l&#8217;Università degli Studi di Napoli Federico II, Dipartimento di Studi Umanistici, dove insegna Pedagogia Sperimentale ai corsi per la formazione degli insegnanti.</p>
</div></div><div class="saboxplugin-web "><a href="https://www.docenti.unina.it/alessandro.ciasullo" target="_self" >www.docenti.unina.it/alessandro.ciasullo</a></div><div class="clearfix"></div></div></div><p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.mentedidattica.it/la-carenza-della-formazione-docenti-insegnare-conoscendo-solo-la-materia-non-basta-piu/">La carenza della formazione docenti, insegnare conoscendo solo la materia non basta più</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.mentedidattica.it">MenteDidattica</a>.</p>
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