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Il problema non è la benda negli occhi, ma le interrogazioni

Sono una docente e leggere alcuni articoli ,alle volte, mi fanno riflettere. Mi chiedo spesso se ho sbagliato con loro, i miei ragazzi, o se opero bene. Già mi metto in discussione spesso.

Ci sono alcune forme antiche nella scuola che andrebbero rivisitate. Ancora qualcuno non ha capito che siamo di fronte ad una evoluzione adolescenziale, un forte cambiamento a livello sociale e psicologico. È cambiato il ruolo sociale, molto risentito all’interno della famiglia, questo manda un po’ tutta la società in crisi.

Vengono meno gli affetti e si annidano sempre più silenzi, solitudine incolmabile, dove attorno ad essa si sviluppano personalità vulnerabili, molto vulnerabili. Fiumi in piena, li osservo in classe, li osservo in metro, sguardi vispi di alcuni che fanno presagire una buona riuscita sociale, altri sguardi sospesi tra una fermata e un’altra di metro, in balia di chissà cosa, forse tutto, forse niente.

Fiducia negata e mentre a loro neghiamo la fiducia, l’autostima crolla, al punto che se li chiami non si girano neanche… tanto cosa avrà da dirmi, che ho sbagliato l’ultimo compito o che non è andata bene l’interrogazione.

Ecco l’interrogazione, questo modus operandi che vede l’eccezione e vede anche colui/ei che non riesce a dire, forse perché timido/a, una parola. Ma la burocrazia dice questo, il ragazzo deve essere valutato. Ok, perfetto.

Sono il docente? Decido io la modalità in base al processo cognitivo dell’alunno.

Forse dovremmo imparare noi docenti che se durante la lezione imparassimo a coinvolgere i ragazzi aprendo dibattiti, confronti, criticità, riusciremmo meglio a capire i nostri alunni, il senso di criticità, sentire muovere un loro pensiero anche criticando il filosofo o poeta che al momento si sta studiando, è importantissimo, perché significa che in quel momento abbiamo dato modo al ragazzo di elaborare e assimilare l’argomento e non di imparare.

Assimilare, affinché tutto ciò che la loro psiche assimila, aiuterà loro a fare esperienza. È vero, ognuno ha il suo metodo, criticabile o meno, ma i ragazzi non devono essere mortificati, piuttosto diamo loro lo stimolo necessario per rimanere, rimanere con noi mentalmente durante la lezione.

Il mio metodo? Parto da una base di voto all’ inizio dell’anno, uguale per tutti, poi sta a loro salire o scendere, io nel frattempo ho dato fiducia.

Faccio bene? Non lo so. So solo che non ho perso mai nessuno.

Sarebbe bello se al posto delle interrogazioni ci fosse un grande dibattito, una costruzione dell’essere che solo la scuola è in grado di dare.

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doriana civerchia
doriana civerchia
15 Aprile 2021 10:16

Idee validissime, ma……la preparazione degli insegnanti ?

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