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Esame di maturità, abbandonare i crediti scolastici e basarci sulla media dei voti: solo così lo salveremo

Il neo Ministro Bianchi ha voluto ritoccare l’Esame di Stato trasformando l’ex seconda prova scritta in una relazione interdisciplinare che possa toccare le materie caratterizzanti il percorso di studio degli studenti con l’opzione di ampliarla ad altre discipline.

Questa scelta, a suo modo di vedere, dovrebbe rendere il colloquio pieno e vero.

Io vorrei andare oltre l’interpretazione di questa piccola modifica e proporre per il futuro una riforma drastica e in controtendenza.

Uno studente si vede ad oggi assegnare ben 40 punti dall’esame finale e solo 60 dal suo percorso scolastico. Questo punteggio porta, in alcuni casi, a forti distorsioni e ingiustizie sull’attribuzione del voto in uscita. In altri casi la commissione si vede orientata a priori nel mantenere i giudizi maturati in anni di osservazione dei propri alunni, pilotando o manipolando i punteggi verso un risultato ideale già immaginato in sede di scrutinio.

Come potremmo semplificare e rendere il risultato finale di uno studente maggiormente veritiero dell’impegno profuso in un arco temporale triennale?

La soluzione potrebbe essere quella di abbandonare i crediti scolastici e basarci sulla media dei voti del secondo biennio e dell’ultimo anno di scuola.

Partendo da questo voto di base aggiungerei un bonus legato ad un colloquio finale che possa fungere da passerella di chiusura del trascorso scolastico e permetta agli studenti di poter migliorare il risultato ottenuto e portare quelli più meritevoli verso l’ambito 100.

Credo che un triennio di scuola, già colmo di studio, impegno e sacrificio, ricco e completo di verifiche scritte e orali, debba essere il giusto metro di giudizio del percorso e rappresenti, quasi nella sua interezza, il voto finale.

Un’ulteriore novità da introdurre potrebbe essere quella di abbandonare il tetto delle insufficienze, strumento utilizzato per ammettere uno studente all’esame e, consentire a chi presenta una media compresa tra il 5 e il 6, di giocarsi l’ultima opportunità di uscita.

Ritengo non corretto bocciare uno studente con difficoltà in alcune materie, se questo dimostra una buona preparazione in quelle restanti. In molti casi poi è lo stesso Consiglio di Classe ad aggiustare le poche insufficienze per ammettere lo studente alla prova finale.

In sede di colloquio orale, proprio per questi studenti, si potrebbe prevedere un esame maggiormente approfondito, proprio in forza di un recupero degli apprendimenti lacunosi dimostrati.

Per concludere, non trovo corretto abbandonare l’Esame di Stato perché esso rappresenta l’ultimo step nel quale uno studente saluta il mondo della scuola ma, non credo nemmeno, che questo debba divenire l’ennesimo e ultimo motivo di stress per studenti e docenti.

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